mercoledì 26 aprile 2017

GOODBYE: Addio a Jonathan Demme


'Un tizio che faceva un censimento una volta provò ad interrogarmi. Mi mangiai il suo fegato con un bel piatto di fave ed un buon Chianti.' (Hannibal Lecter - Il silenzio degli innocenti - diretto da Jonathan Demme)


Jonathan Demme (1944 - 2017)



venerdì 21 aprile 2017

VIDEOMUSIC REVIEW: Sign O' the Times




Titolo: Sign' O the Time
Cantante: Prince
Regia: non pervenuta
Durata: 3'41''


A volte le parole sono più efficaci di un'immagine. Le parole sanno fare molto male. Le parole ti aprono gli occhi e servono per esprimere il risentimento su ciò che non funziona perché la tua epoca è in pieno declino. 
E le parole servono per contestare ciò che non funziona in una società che nasconde la testa nella sabbia come uno struzzo, ignorando che la realtà è più tragica di quello che si vuole far credere.
E le parole di Prince sono dure, ti arrivano e ti prendono a schiaffi, facendoti realizzare che il tempo che scorre fa' davvero schifo.
E per rendere ancora più efficace Sign O' the Times, Prince decide di affidarsi solo a quelle parole che scorrono lungo il video, per arrivare direttamente al cuore e al cervello di chi vede il video e ascolta la canzone di uno dei suoi album più politici, se non il suo capolavoro. Non sono necessarie immagini scioccanti di un uomo in overdose o di un disastro naturale, basta leggere quelle parole per sentirsi colpiti, parole che ci vengono sbattute in faccia da farci così male, da farci rendere conto in che razza di società decadente stiamo vivendo.
Prince con Sign O' the Time ha una visione molto negativa della società americana, e attraverso il suo video, il folletto di Minneapolis racchiude il degrado fatto di overdose, povertà e baby gang, dove la piaga dell'AIDS 'la grande malattia con il nome corto' colpisce in tutto il mondo, dall'America alla Francia
In France a skinny man
Died of a big disease with a little name
By chance his girlfriend came across a needle
And soon she did the same

Ed è uno schiaffo in faccia all'America di Reagan, quell'America di 30 anni fa esatti (il disco è uscito nel 1987) che vorrebbe far vedere gli USA come la terra dell'abbondanza e della felicità, mentre la realtà è un'altra, dove il 'declino dell'impero americano' è alle porte, diventando una landa desolata dove la morte  diventa priva di valore quando si è assuefatti dallo schifo che il telegiornale mostra quotidianamente, al punto da rimanere indifferenti quando arriva un uragano e uccide tutti nella 'casa del signore'
Hurricane Annie ripped the ceiling of a church
And killed everyone inside
You turn on the telly and every other story
Is tellin' you somebody died
E Prince punta il dito sulla discrepanza tra le classi sociali, dove i ragazzi di 17 anni finiscono invischiati nelle gang, girando armati e fumando crack
At home there are seventeen-year-old boys
And their idea of fun
Is being in a gang called The Disciples
High on crack, totin' a machine gun
E il governo lesina fondi per mandare l'uomo nello spazio con missioni fallimentari (come la tragedia dello Space Shuttle)
It's silly, no?
When a rocket ship explodes
And everybody still wants to fly
Some say a man ain't happy
Unless a man truly dies
Oh why
ma non ne mette a disposizione abbastanza per aiutare una donna povera che non sa come mantenere suo figlio
Sister killed her baby 'cuz she couldn't afford to feed it
And we're sending people to the moon
Questi sono i tempi, dice il genio di Minneapolis, dove la dipendenza agli stupefacenti può partire da un semplice spinello per poi arrivare all'uso di eroina 
In September my cousin tried reefer for the very first time
Now he's doing horse, it's June
La visione di Prince è negativa, se non tragica, arrivando a pensare all'arrivo di un conflitto nucleare che spazzerà via il genere umano
Baby make a speech, Star Wars fly
Neighbors just shine it on
But if a night falls and a bomb falls
Will anybody see the dawn
Al di là di questi 'tempi bui' comunque Prince ci offre una soluzione, che suona una speranza. Perché non si può solo vedere la morte, ma si deve anche inneggiare all'amore. E l'amore è l'arma per sconfiggere il degrado del suo tempo, e solo l'amore ci salverà, e bisogna anche fare in fretta, prima che sia troppo tardi. Sposiamoci, facciamo figli, perché questi sono tempi infami, ma possono sempre migliorare.
Sign O the Times mess with your mind
Hurry before it's too late
Let's fall in love, get married, have a baby
We'll call him Nate... if it's a boy




martedì 18 aprile 2017

FILMOGRAFIA: Marilyn Monroe



NOME: Marilyn Monroe
ALL'ANAGRAFE: Norma Jean Mortensen
DATA DI NASCITA: 01/06/1926
DATA DI MORTE: 05/08/1962
LUOGO DI NASCITA: Los Angeles, California, Stati Uniti
PROFESSIONE: Attrice




ATTRICE:
(1962) Something's Got to Give - Ellen Wagstaff Arden
(1961) Gli spostati - Roslyn Taber
(1960) Facciamo l'amore - Amanda Dell
(1959) A qualcuno piace caldo - Sugar Kane Kowalczyk
(1957) Il principe e la ballerina - Elsie Marina
(1956) Fermata d'autobus - Cherie
(1955) Quando la moglie è in vacanza - La ragazza
(1954) Follie dell'anno - Vicky Hoffman/Vicky Parker
(1954) La magnifica preda - Kay Weston
(1953) Come sposare un milionario - Pola Debevoise
(1953) Gli uomini preferiscono le bionde - Lorelei Lee
(1953) Niagara - Lorelei Lee
(1952) La giostra umana -
(1952) Il magnifico scherzo - Miss Lois Laurel
(1952) La tua bocca brucia - Nell Forbes
(1952) Matrimoni a sorpresa - Annabel Jones Norris
(1952) La confessione della signora Doyle - Peggy
(1951) Mia moglie si sposa - Joyce Mannering
(1951) Le memorie di un Don Giovanni - Roberta "Bobbie" Stevens
(1951) L'affascinante bugiardo - Harriet
(1951) Home Town Story - Iris Martin
(1950) Il Messicano - Dusky Ledoux
(1950) Eva contro Eva - Miss Casswell
(1950) Lo spaccone vagabondo - Polly
(1950) Giungla d'asfalto - Angela Phinlay
(1950) La figlia dello sceriffo - Clara (non accreditato)
(1949) Una notte sui tetti - Cliente al Grunion
(1948) Orchidea bionda - Peggy Martin
(1948) Green Grass of Wyoming -
(1948) Scudda Hoo! Scudda Hay! - Girl in Canoe
(1948) You Were Meant for Me -
(1947) Dangerous Years - Evie
(1947) The Shocking Miss Pilgrim - Operatrice telefonica (non accreditato)

giovedì 13 aprile 2017

RECENSIONE: Revolutionary Road


Il fascino indiscreto di una recensione retrò



Titolo: Revolutionary Road
Id, USA, UK 2008
Cast: Kate Winslet, Leonardo DiCaprio, Michael Shannon, Katie Bates.
Sceneggiatura: Justin Haythe
Regia: Sam Mendes

Durata: 119'

Frank (Leonardo DiCaprio) ed April Wheeler (Kate Winslet) sono una coppia perfetta: giovani, belli, due splendidi bambini, hanno una casa sul curato viale di Revolutionary Road, nella periferia di New York.
Non è tutto oro quel che luccica: Frank si concede delle scappatelle con una collega a lavoro, ma è April che mal sopporta la sua condizione di desperate housewife e sogna Parigi.
Parigi è la soluzione a tutto. Ma April rimance incinta e i loro sogni andranno in frantumi.
Prima di Betty Draper - la moglie frustrata del Mad Men Don Draper - c'era April Wheeler. Entrambe donne che sognavano una carriera nel mondo dello spettacolo - Betty era modella, April sognava di diventare un'attrice, hanno dovuto mettere via nel cassetto i propri sogni e aspirazioni, per diventare madri e mogli perfette. Ma una volta tolta la maschera della perfezione si evince un crogiuolo di rimpianti, risentimenti, rinfacciate e nevrosi - facendo incrinare l'immagine quasi salvifica della madre e moglie modello.
Revolutionary Road è il sogno americano che si spezza. E Sam Mendes dopo aver impietosamente criticato la famiglia americana con American Beauty, rincara la dose prendendo l’omonimo romanzo di Richard Yates - materiale perfetto per tracciare un DNA ‘corrotto’ nelle radici che ha portato la famiglia americana contemporanea allo sfascio. Mendes crea un solido dramma che ha un’impronta teatrale e si affida a due grandi prove attoriali di Kate Winslet (all’epoca moglie di Mendes) e Leonardo DiCaprio.
Dietro la bellissima facciata della casa in Revolutionary Road - effimero frutto dell'American way of life che scopre il benessere, vi è una sorta di prigione dorata per questa giovane coppia che ha tutto dalla vita, ma in realtà entrambi soffrono frustrazioni e malesseri dalla quale fuggire.
La casa diventa il luogo in cui vomitarsi in faccia le frustrazioni, la rabbia, le incomprensioni.
Come un uccellino in gabbia, April vorrebbe volare via e iniziare una nuova vita con Frank e i bambini.
Parigi è la risposta: via da questa routine, via dalla noia. April la 'primordiale' femminista ante litteram può prendere in mano la sua vita e reinventarsi al di là di colazioni, pranzi, bambini da mettere a letto, e cene squisite con i vicini. Via dalla noia, via da una vita fatta di insoddisfazioni, insoddisfazioni che attanagliano anche Frank - odia il suo lavoro e il fatto di essere diventato una pallida copia del padre, e manifesta il suo risentimento verso la vita coniugale asfittica tradendo April. La tradisce per far valere la sua virile figura di uomo in una società dove si fa fatica a tenere a bada la propria moglie dietro i fornelli. Frank non riesce a tenere ferma April, le sfugge di continuo: April cerca disperatamente di diventare un’attrice, ma fallisce. cerca disperatamente di fuggire, ma fallisce. Cerca di essere felice, ma fallisce. Perché rimane incinta.
Una terza gravidanza inaspettata e non voluta. April vuole abortire. Lei non vuole diventare madre di nuovo. Non vuole annegare in una spirale di pannolini, pappe e notti insonni. Non sono questi i progetti di April. Ha già rispettato le regole diventando madre di due bellissimi bambini e ha sopperito come meglio poteva il ruolo di moglie e casalinga devota.
Ma adesso April vuole qualcosa per sé. E Parigi è un modo per sfuggire da quella morsa.
Ma Frank non capisce. Frank non vuole perdere la propria mascolinità e vuole che tutto rientri nei giusti binari. Frank non capisce la modernità (e le conseguenti nevrosi) di April. Solo John, il figlio dei vicini (Michael Shannon) - geniale matematico vittima di un esaurimento nervoso,  ha capito che la famiglia Wheeler non è così perfetta, vedendo quella crepa impercettibile che finirà per diventare una voragine.
Come il Fool di Re Lear, John capisce il malessere che infetta la splendida casa di Revolutionary Road, e non ha paura di dire la verità e di svelare l’ipocrisia che si nasconde dietro quella famiglia che tutti ammirano. Verità che brucia e che fa aprire gli occhi ad April, che decide di prendere in mano il proprio destino, contro il volere di Frank. Ma l’America non è ancora pronta per donne così moderne, e April viene punita.
La casa di Revolutionary Road era abitata da una splendida famiglia, devastata da una tragedia. I vicini dicono così, la realtà è diversa, e solo le pareti di quella casa cosa è realmente successo. Fuori tutto è perfetto, perché l’America è perfetta. Il perbenismo trionfa. Ancora per poco.


Voto: 8

giovedì 6 aprile 2017

FILMOGRAFIA: Viola Davis



NOME:
Viola Davis
DATA DI NASCITA: 11/08/1965
LUOGO DI NASCITA: Saint Matthews, South Carolina, USA
PROFESSIONE: Attrice




ATTRICE:

(2016) Barriere - Rose
(2016) Suicide Squad - Amanda Waller
(2015) Blackhat -
(2014) Get On Up - La storia di James Brown - Susie Brown
(2013) La scomparsa di Eleanor Rigby - Lillian Friedman
(2013) Prisoners - Nancy Birch
(2013) Ender's Game - Major Gwen Anderson
(2013) Beautiful Creatures - La sedicesima luna - Amma
(2012) Love, Marilyn - I diari segreti - Se stessa
(2012) Won't Back Down - Nona Alberts
(2011) Molto forte, incredibilmente vicino - Abby Black
(2011) The Help - Aibileen Clark
(2010) Innocenti bugie -
(2010) Mangia, prega, ama - Delia
(2010) Giustizia privata - Sindaco di Philadelphia
(2009) State of Play - Dr. Joy Jackson
(2009) Madea Goes to Jail - Ellen
(2008) Il dubbio - Mrs. Miller
(2003-2008) Law & Order: Special Victims Unit (Serie Tv) - Donna Emmett
(2008) Come un uragano - Jean
(2008) The Andromeda Strain (Film Tv) - Dr. Charlene Barton
(2008) Brothers & Sisters (Episodio Tv: Double Negative) - Ellen Snyder
(2007) Traveler (Serie Tv) - Agente Jan Marlow
(2007) Sea Change - Delitto perfetto (Film Tv) - Molly Crane
(2007) Disturbia - Detective Parker
(2007) Fort Pit (Film Tv) -
(2006) Life Is Not a Fairytale: The Fantasia Barrino Story (Film Tv) - Diane Barrino
(2006) World Trade Center - Madre in Ospedale
(2006) Senza traccia (Episodio Tv: White Balance) - Audrey Williams
(2006) Jesse Stone: Death in Paradise (Film Tv) - Molly Crane
(2006) The Architect - Tonya Neely
(2006) Jesse Stone: Night Passage (Film Tv) - Molly Crane
(2005) Syriana - CIA (Non Accreditata)
(2005) Get rich or die tryin' - Nonna
(2005) Threshold (Episodio Tv: Shock) - Victoria Rossi
(2005) Stone Cold - Caccia al serial killer (Film Tv) - Molly Crane
(2004) Century City (Serie Tv) - Hannah Crane
(2003) The Practice - Professione avvocati (Episodio Tv: We the People) - Aisha Crenshaw
(2003) Hack (Episodio Tv: Third Strike) - Stevie Morgan
(2002) Solaris - Gordon
(2002) CSI: Scena del crimine (Episodio Tv: The Execution of Catherine Willows) - Attorney Campbell
(2002) Antwone Fisher - Eva May
(2002) Lontano dal paradiso - Sybil
(2002) The Division (Episodio Tv: Remembrance) - Dr. Georgia Davis
(2002) Law & Order: Criminal Intent (Episodio Tv: Badge) - Terry Randolph
(2002) Father Lefty (Film Tv) -
(2001) Kate & Leopold - Agente di polizia
(2001) Camelot - Squadra emergenza (Episodio Tv: Act Brave) - Margo Rodriguez
(2001) The Guardian (Episodio Tv: The Men from the Boys) -
(2001) Providence (Episodio Tv: You Can Count on Me) - Dr. Eleanor Weiss
(2001) The Shrink Is In - Robin
(2001) Amy & Isabelle (Film Tv) - Dottie
(2000) Traffic - Assistente sociale
(2000) City of Angels (Serie Tv) - Infermiera Lynnette Peeler
(2000) Giudice Amy (Episodio Tv: Blast from the Past) - Celeste
(1998) Grace & Glorie (Film Tv) - Rosemary Allbright
(1998) Out Of Sight - Moselle
(1998) The Pentagon Wars (Film Tv) - Platoon Sgt. Fanning
(1996) New York Undercover (Episodio Tv: Smack Is Back) - Mrs. Stapleton
(1996) New York Police Department (Episodio Tv: Moby Greg) - Donna
(1996) Il colore del fuoco - Infermiera

venerdì 31 marzo 2017

RECENSIONE: Frances Ha


*Il fascino indiscreto di una recensione retrò *



Titolo: Frances Ha
Id,. USA, 2012
Cast: Greta Gerwig, Mickey Sumner, Adam Driver.
Sceneggiatura: Greta Gerwig.
Regia: Noah Baumbach.
Durata: 82'


La generazione di oggi vuole fare questo, vuole fare quello, ma non ha voglia di farlo veramente.
E' un po' brutale messa così, o meglio come la mette in bianco e nero Noah Baumbach, che con Frances Ha potrebbe essere perfettamente catalogato come radical chic - proprio da coloro che non sanno che etichetta indossare per presentarsi agli occhi del mondo.
Negli anni Novanta c'era la Slacker Generation (rappresentata da Baumbach stesso nel suo ultimo film, While We're Young), nel Ventunesimo secolo, c'è... Boh, non si sa cosa c'è.
Se Frances fosse un oggetto di studio cinematografico, finirebbe per essere la figlia di un 'certo' Benjamin Braddock, che anche lui non aveva uno scopo nella vita dopo la laurea.
Se Frances fosse un oggetto di studio sociologico, finirebbe nella categoria 'eterno Peter Pan'- tanto usata per classificare quei giovanotti che stanno tanto bene a casa e che non pensano assolutamente di sposarsi perché niente e nessuno rammenda i calzini e fa una cena favolosa come solo la mamma sa fare.
Ecco, Frances ne sembra la variante. Scioccamente la si può etichettare come 'sindrome di Trilly'?
Baumbach presenta la nostra 'eroina' scanzonata, che balla al parco e scorrazza in giro con la migliore amica Sophie (Mickey Sumner), che lavora per una casa editrice. 
Frances fantastica con Sophie di coabitare in un appartamento nel Village, di diventare una ballerina e la sua amica una famosa scrittrice, condividendo tutto con lei, tanto da rompere con il suo fidanzato (prendere un gatto insieme e vivere come una famigliola, stai scherzando vero?).
Però Sophie ha fatto uno step in più: si è fidanzata, si trasferisce prima a Tribeca (che Frances non può permettersi), poi si trasferisce in Giappone. E Frances rimane così, immobile. Perché sognare è facile, ma mettere in pratica, 'sbattersi', un po' meno.
Sophie si evolve, Frances, no.
Sophie è cresciuta, Frances no.
Sophie sa (al momento) cosa vuole dalla vita, Frances anche, ma non ha la forza o semplicemente la voglia di reagire e cambiare radicalmente la sua vita.
Certo, vive a New York, ma fa fatica a sbarcare il lunario. Vuole fare la ballerina, ma non ha la motivazione necessaria e non combatte per ottenere ciò che vuole.
Più che definirla inconcludente, Frances sembra stritolata dalla sua situazione in stallo. Cerca di vivere con nuove persone (artisti mantenuti dai genitori), una nuova amica con cui ca**eggiare come con Sophie. Però non funziona.
Si sente un pesce fuor d'acqua. Sembra quasi un'aliena tra tutte queste persone con i piedi per terra, come la sua amica Sophie.
Sophie però mica è messa molto meglio. Segue alla perfezione le regole: lavoro, famiglia, vita borghese ad ottimi standard. Sophie taglia i rapporti con Frances, ma non è felice, è in crisi. 
Sophie sa cosa vuole, ma una volta ottenuto scopre che non è soddisfatta.  Frances non sa cosa vuole, e scopre che non è soddisfatta altrettanto.
Questa situazione di perenne immobilità la porta dappertutto e da nessuna parte: New York, dove vive in modo bohémiene tra locali fighi e conti salati da pagare, Sacramento  dove si sente al sicuro a casa dei genitori, Parigi dove passa un weekend in estrema solitudine e senza aver assaporato o goduto niente della fascinosa metropoli. 
E con il soggiorno Parigino Baumbach focalizza la sensazione di Frances di vivere persa nel vuoto, senza una meta e senza uno scopo preciso, sprecando tante occasioni che bussano alla porta. Perché Frances sa che la sua vita è un casino, però non sa da che parte cominciare a raccogliere i cocci e rimettersi in carreggiata.
Baumbach sembra non volere fare sconti alla generazione '?' e allora non fa regali a nessuno, facendo arretrare Frances, facendole toccare il fondo, facendola dormire nel dormitorio della sua università, facendole fare lavori saltuari.
Ecco, Frances finalmente (o almeno, si spera) ha capito la lezione e abbassa il tiro, arrivando a fare compromessi con una vita piena di incognite. 
E Frances Hallaway ristretto in 'Ha' sul nome del citofono è un buon inizio.
Con Frances Ha, Noah Baumbach ritorna allo stile ormai considerato 'vintage' dei film indipendenti tipici degli anni Novanta, girato per strada strizzando volutamente l'occhio un po' a Godard e al suo Fino all'ultimo respiro, un po' allo stile nevrotico/newyorkese di Woody Allen - mettendoci di suo i conflitti generazionali e lo smarrimento di una gioventù che credeva di potere avere tutto, e invece non ha ricevuto niente. Con l'aggravante di non sapere agguantare con tenacia e testardaggine ciò che si vuole.
E se lo stile di Baumbach risulta un po' leccatino e vagamente 'parac*lo', non si può negare una certa empatia e simpatia per questa scombinata ragazza, che si definisce 'infidanzabile'.
Frances Ha è una commedia ben scritta dalla brava protagonista Greta Gerwich - una commedia leggera dal retrogusto amarognolo, ma anche uno sguardo su una società un po' persa per strada.

Voto: 7

giovedì 30 marzo 2017

CULT MOVIE: I tre volti della paura (Black Sabbath)



Titolo: I tre volti della paura
Italia, 1963
Cast: Boris Karloff, Mark Damon, Michèle Mercier, Milly Monti.
Sceneggiatura: Marcello Fondato, Alberto Bevilacqua, Mario Bava
Regia: Mario Bava
Durata: 92'



Cosa hanno in comune Guy De Maupassant, LevTolstoj e Anton Checov? La capacità di saper raccontare le paure dell’animo umano tra realtà e fantasia. E nellemani di Mario Bava diventano uno strumento per suscitare terrore e inquietudine.
Una donna elegante viene assillata in continuazione da telefonate anonime. Il suo aguzzino la desidera, ma al tempo stesso la vuole uccidere. E se fosse il suo ex amante scappato di prigione?
Rosy ad un tratto si sente prigioniera del luogo più sicuro al mondo: la propria casa. Cerca di bloccare la porta, spegne le luci per far finta di non essere in casa, ma poi le riaccende per sentirsi più tranquilla. Ma nel silenzio più assoluto ecco che il telefono suona di nuovo, con una voce sempre più minacciosa. L’unica soluzione è chiamare la sua migliore amica Mary, con la quale ha un rapporto particolare che va al di là della semplice amicizia, interrotta proprio per volere del suo ex amante, ora fuggitivo.
Rosy sembra tranquilla, ma il colpo di scena è dietro l’angolo. ..
Il telefono è un sottile filo di erotismo che lega le due protagoniste viene legato con la suspence e il terrore di una donna indifesa che non sa come difendersi da una minaccia a lei sconosciuta. Suspence con una scena che sembra omaggiare Il delitto perfetto di Alfred Hitchcock, La telefonata è un episodio girato con mestiere ed elegante, utilizzando con efficacia la musica e gli effetti sonori (lo squillo del telefono, che ha la funzione di una chiamata della morte).
Bava ha la bravura di far entrare l’elemento horror in un ambiente domestico, dove una donna sola si sente all’improvviso in trappola, come un topolino in una gabbia. Trasformando a sua volta il focolare domestico in quattro mura dove non si ci si può sentire più al sicuro.
Successivamente Bava abbandona l’ambiente contemporaneo borghese per introdurre lo spettatore in un paese sperduto, dove incombe una minaccia. E qui dimostra di sapersela cavare alla grande negli spazi aperti, dove la foresta innevata è un ricettacolo di oscuri presagi di morte.
Un giovane cerca ristoro presso una famiglia, che attende con ansia il ritorno del capo famiglia. Ma leggenda narra che se ritorna dopo 5 giorni, potrebbe trasformarsi in un Wurdalak, un vampiro e uccidere le persone che ama. Nulla promette qualcosa di buono: il cane non riconosce più il suo padrone di casa (Boris Karloff), ululando incessantemente. E se fosse un Vurdulak? Il Wurdalak è un vampiro, e come tutti i vampiri è a caccia di sangue. E se le prede fossero la sua stessa famiglia?
Bava introduce il dubbio nei membri della famiglia, divisi tra la necessità di difendersi da un (possibile) vampiro, e credere ciecamente nella “bontà” di un padre di famiglia. Ma il seme del male è entrato e piano piano viene a insinuarsi nella famiglia. Bava getta i suoi personaggi nell’incubo, che nasce nel nucleo familiare: e se nel primo episodio rendeva la casa come il luogo meno sicuro in assoluto, in questo secondo episodio mette in guardia lo spettatore nei pericoli insiti nella famiglia stessa, il nucleo dove si è protetti in assoluto. E getta anche un alone di inettitudine nel giovane forestiero, che dovrebbe essere il principe che salva la bella Svenka dalla furia del WurdAlak, ma che alla fine è capace solo di fuggire, mettendo molte ombre sull’eroe che dovrebbe essere senza macchia e senza paura.
I Wurdalak rappresenta l’escursus nel classico del cinema horror con la classica storia di vampiri. Nelle mani di Bava però è una parabola sulla morte che è più forte dell’amore. Amore che non riesce a sconfiggere la morte.
Mai cedere alla cupidigia. Lo scopre a sue spese un’infermiera (Milly Monti) che deve vestire il cadavere di una medium e vede quell’anello luccicante che, come una gazza ladra, attira la sua curiosità. Come luccica quell’anello, sembra sussurrarle “prendimi” e lei lo prende, come ricompensa per il lavoro svolto. Ma il cadavere dell’anziana medium la fissa con quegli occhi vitrei e freddi resi tali dalla morte, con gli occhi spalancati e la bocca storta. E la punisce. Comincia a infastidire l’infermiera con una gocci d’acqua. Che scende, scende dando fastidio. Ma l’infermiera non vuole rinunciare all’anello. Così il fantasma bussa alla sua porta per rivendicare ciò che suo e punirla. Perché quell’anello è maledetto e prendendolo ha accolto la sua maledizione. Se vuoi prendere qualcosa che non ti appartiene, devi pagarne le conseguenze. Ma non si impara mai la lezione e l’anello finisce in mano a qualcun altro colto da altrettanta cupidigia. E la goccia d’acqua torna a tormentare.
La goccia d’acqua è il classico episodio dei fantasmi, tramutandolo però in una parabola del “non desiderare la roba d’altri”, dove l’avarizia e la cupidigia vengono puniti dallo spirito malvagio. Bava ha la bravura di usare il sonoro come elemento di tensione (il rumore della goccia che scende) e l’uso della fotografia per enfatizzare l’aspetto mostruoso della medium deceduta. Il tutto con pochi mezzi a disposizione.
Uh, grande errore considerare Mario Bava un autore horror di serie B. Grande errore. Il fatto che sapesse fare film in economia, rispetto alla raffinatezza stilistica del Dario Argento dei tempi d’oro, lo avvicina più a Roger Corman che all’autore di Profondo rosso. Che, per inciso, deve tutto al maestro del brivido all’italiana. Anche perché Bava aveva sì pochi mezzi a disposizione, ma possedeva una grande maestria nel saperli usare, come una 'banale' carrellata che si avvicina lentamente al telefono, che diventa un'arma per spaventare a morte la bellissima Rosy nell'episodio La Telefonata.
I tre volti della paura è un classico del cinema horror, dove Mario Bava mostra la sua maestria nel girare in spazi chiusi, mostrando una tecnica registica fluida e perfetta. Al di là delle storie del terrore fatte da pazzi, vampiri e fantasmi, la capacità di Bava sta nel creare la giusta atmosfera con le luci, il senso di claustrofobia che attanaglia nel primo episodio, gli inseguimenti nei boschi a cavallo che tengono col fiato sospeso (di cui Tim Burton è debitore nel suo splendido Sleepy Hollow), e l’uso del sonoro con quel fastidioso ticchettio di una goccia d’acqua; per non parlare di quel volto deformato dalla morte ancora in grado di incutere timore a distanza di cinquanta anni.
Tutti i grandi registi (e anche un “certo” Ozzy Osbourne) gli sono debitori: da Dario Argento a Quentin Tarantino. Ma la bravura di giocare con il mezzo cinematografico con leggerezza e bravura spetta a Bava, che svela i trucchetti alla fine del film, con il mitico Boris Karloff che galoppa su un cavallo finto, con cinque membri della troupe che corrono come forsennati agitando delle felci. E noi che credevamo fosse una vera cavalcata in un bosco terrificante.Chapeau.

Voto: 8