giovedì 1 dicembre 2016

IL CIRCOLO DI CUCITO: Cicogna in arrivo per Bradley Cooper?



Bradely Cooper diventerà papà. La star della trilogia di Hangover e American Sniper è insieme aIrina Shayk, modella di Victoria's Secret.
Alla sfilata di Parigi che si è svolta ieri, la modella russa più coperta del solito (Victoria's Secret è un famoso brand di biancheria intima), e rumours dicono che sarebbe alla fine del terzo mese di gravidanza.
Ex di Cristiano Ronaldo, la modella ha conosciuto Cooper l'anno scorso (si era appena lasciato con un'altra modella, Suki Wharehouse), e da allora sono coppia fissa.
Ma si sa, il mondo del gossip è sempre una sorpresa e i giornalisti che lavorano nel settore sono così romantici da affibiare gravidanze sospette appena vedono un pochino di pancia arrotondata (Jen, tu ne sai qualcosa, vero?), o sanno addirittura indovinare il sesso del nascituro ancor prima di una prima ecografia. Per ora i due non si sono sbilanciati, neanche con un no comment.
Pargolo o meno in arrivo, Bradley Cooper sta vivendo un periodo d'oro dal punto di vista amoroso ballerino e sembra aver trovato una stabilità affettiva con la modella russa (è stato sposato con l'attrice Jennifer Esposito nel 2006, ma il matrimonio è naufragato un anno dopo).
Anche dal punto di vista cinematografico non se la sta passando male, affermandosi anche nella produzione con il recente War Dogs, interpretato da Jonah Hill e Miles Teller.
Se la notizia è vera, la si saprà solo tra qualche mese, quando un trench non sarà più sufficiente per coprire un pancino sospetto.

martedì 29 novembre 2016

MUSIC VIDEO REVIEW: Chris Isaak - Baby I Did a Bad Bad Thing



Titolo: Baby I Did a Bad Bad Thing
Cantante: Chris Isaak.
Guest: Laetita Casta.
Regia: Herb Ritts.
Durata: 2'58 '' (uncensored version)


Io guardo te (Laetita Casta), tu guardi me (Chris Isaak). Io ti spio, sono un guardone, tu stai al mio gioco ballando per me, in biancheria nera sexy, e mi riprendi, spiandomi a tua volta. Solo che sei in TV, e io sto guardando un programma che sembra essere molto hot. Tu ti diverti nel vedere che a fatica riesco a resisterti.
Ti nascondi dietro una tenda, ti sfili le calze lentamente, e così faccio anche io, comincio a togliermi la camicia, ipnotizzato dalla tua danza erotica. Tu però vai oltre, aumentando la seduzione, chiamandomi senza dire una parola. Le tue labbra accarezzano la cornetta, io la prendo e sento la bellezza del tuo corpo. 
Cerco di toccarti e non ci riesco e questo mi fa letteralmente impazzire, sento la tua mano accarezzarmi, ma non vai oltre...Preferisci giocare con un ospite, la cosa mi fa bollire di rabbia e dalla frenesia.
Forse è meglio se raffreddo i bollenti spiriti lavandomi il viso con acqua fresca... Basta, non ce la faccio più! I giochi sono finiti!
Il fotografo delle super modelle Herb Ritts (ma anche di copertine di album come Debut di Bjork) lascia da parte l'allure minimalista per scatenarsi in un gioco di seduzione per la realizzazione di Baby I Did a Bad Bad Thing di Chris Isaak, che fa parte anche della colonna sonora di Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick.
Dopo il glamour della spiaggia hawaiiana di Wicked Game, realizzato in un elegante bianco e nero (così come aveva fatto per Cherish di Madonna). Ritts alza il tiro e crea un gioco sordido tra una coppia di amanti (che si incontrano all'inizio in ascensore), creando un 'peeping Tom' dove entrambi si spiano, bramandosi l'uno con l'altro. Entrambi usano il video: lui la guarda dalla TV, lei lo sta registrando, offrendogli un programma televisimo molto XXX rated, dove vige la regola del 'vedere ma non toccare', in nome del puro voyeurismo.
Memore del trasgressivo mondo della moda, Ritts non rinuncia all'erotismo, riuscendo a non scadere nella volgarità o peggio ancora in un porno da quattro soldi, mantenendo intatto il glamour e l'eleganza e gioca con le regole della moda per metterle al servizio dei videoclip. 
D'altrone lui è stato il maestro del glamour nell'era delle super modelle e per l'occasione ha scelto la bellissima Laetita Casta, che sul finire degli anni Novanta era la modella di punta del fashion system.
Per una volta Ritts abbandona il suo stile minimal chic  (fatto appunto di bianco e nero, o seppia a seconda delle esigenze) prediligendo toni del blu e del viola per la stanza di lui e rosso cardinalizio per la stanza di lei -  colori freddi e caldi che si mescolano grazie alla sapienza compositiva del fotografo. Ed è perfetta la location - un sordido motel per una sordida storia - che suggerisce un menàge a trois per riaccendere una passione svanita, che solo con fantasie proibite si può scatenare nuovamente. Ma si sa, il gioco è bello quando dura poco, così il terzo incomodo esce e lui entra, buttandole addosso la camicia per coprirsi e togliendole la parrucca. Peccato, perché lei si stava divertendo parecchio a farlo penare. La giusta punizione per aver fatto una cosa molto cattiva.



lunedì 28 novembre 2016

FILMOGRAFIA: Robert Altman




NOME:
Robert Altman
DATA DI NASCITA: 20/02/1925 
DATA DI MORTE: 20/11/2006
LUOGO DI NASCITA: Kansas City, Missouri, USA
PROFESSIONE: Regista, Produttore, Sceneggiatore





REGISTA:

(2006) Radio America
(2003) The Company
(2002) Voltage
(2001) Gosford Park
(2000) Il dottor T e le donne
(1999) La fortuna di Cookie
(1998) Conflitto di interessi
(1997) Gun (Serie tv)
(1996) Jazz '34
(1996) Kansas City
(1994) Prêt-à-Porter
(1993) America oggi
(1992) McTeague (Film tv)
(1992) I protagonisti
(1990) Vincent & Theo
(1988) Tanner '88 (Miniserie tv)
(1988) The Caine Mutiny Court-Martial
(1987) Aria
(1987) Basements (Film tv)
(1987) Terapia di gruppo
(1987) The Dumb Waiter
(1985) Follia d'amore
(1985) Non giocate con il cactus
(1985) The Laundromat (Tv)
(1984) Secret Honor
(1983) Streamers
(1982) Jimmy Dean, Jimmy Dean
(1982) Two by South (Film tv)
(1980) Popeye - Braccio di ferro
(1979) H.E.A.L.T.H.
(1979) Una coppia perfetta
(1979) Quintet
(1978) Un matrimonio
(1977) Tre donne
(1976) Buffalo Bill e gli indiani: ovvero la lezione di storia di Toro Seduto
(1975) Nashville
(1974) California poker
(1974) Gang
(1973) Il lungo addio
(1972) Images
(1971) I compari
(1970) Anche gli uccelli uccidono
(1970) Mash
(1969) Quel freddo giorno nel parco
(1968) Conto alla rovescia
(1965) The Katherine Reed Story
(1965) Pot au feu
(1965) The Long, Hot Summer (Serie tv)
(1964) Nightmare in Chicago (Film tv)
(1963) Kraft Suspense Theatre (Serie tv)
(1962) Combat! (Serie tv)
(1962) The Gallant Men (Serie tv)
(1961) Bus Stop (Serie tv)
(1960) Route 66 (Serie tv)
(1960) Surfside 6 (Serie tv)
(1959) Troubleshooters (Serie tv)
(1959) United States Marshal
(1959) Hawaiian Eye (Serie tv)
(1959) Bonanza (Serie tv)
(1958) Lawman (Serie tv)
(1958) U.S. Marshal (Serie tv)
(1958) Westinghouse Desilu Playhouse (Serie tv)
(1958) Peter Gunn (Serie tv)
(1957) Whirlybirds (Serie tv)
(1957) Maverick (Serie tv)
(1957) Sugarfoot (Serie tv)
(1957) The James Dean Story
(1957) The Delinquents
(1956) Gale Storm Show (Serie tv)
(1955) The Perfect Crime
(1955) Alfred Hitchcock Presents (Serie tv)
(1955) The Millionaire (Serie tv)
(1954) Better Football (Corto)
(1954) The Builders (Corto)
(1953) The Last Mile (Corto)
(1952) King Basketball (Corto)
(1951) Modern Football (Corto)

PRODUTTORE:

(2003) The Company - Produttore
(2001) Gosford Park - Produttore
(2000) Roads and Bridges - Produttore esecutivo
(2000) Il dottor T e le donne - Produttore
(2000) Trixie - Produttore
(1999) La fortuna di Cookie - Produttore
(1998) Liv - Produttore
(1997) Afterglow - Produttore
(1997) Gun (Serie tv) - Produttore esecutivo
(1996) Jazz '34 - Produttore
(1996) Kansas City - Produttore
(1994) Prêt-à-Porter - Produttore
(1994) Mrs. Parker e il circolo vizioso - Produttore
(1988) "Tanner '88 (Miniserie tv) - Produttore esecutivo
(1988) The Caine Mutiny Court-Martial - Produttore
(1985) Non giocate con il cactus - Produttore
(1984) Secret Honor - Produttore
(1983) Streamers - Produttore
(1979) H.E.A.L.T.H. - Produttore
(1979) Una coppia perfetta - Produttore
(1979) Quintet - Produttore
(1979) Rich Kids - Produttore esecutivo
(1978) Ricorda il mio nome - Produttore
(1978) Un matrimonio - Produttore
(1977) L'occhio privato - Produttore
(1977) Welcome to L.A. - Produttore
(1977) Tre donne - Produttore
(1976) Buffalo Bill e gli indiani: ovvero la lezione di storia di Toro Seduto - Produttore
(1975) Nashville - Produttore
(1974) California poker - Produttore
(1964) Nightmare in Chicago (Film tv) - Produttore
(1962) Combat! - Produttore
(1957) The James Dean Story - Produttore
(1957) The Delinquents - Produttore

SCENEGGIATORE:

(2001) Gosford Park
(1998) Conflitto di interessi
(1996) Kansas City
(1994) Prêt-à-Porter
(1993) America oggi
(1992) McTeague (Film tv)
(1987) Aria
(1987) Terapia di gruppo
(1979) H.E.A.L.T.H.
(1979) Una coppia perfetta
(1979) Quintet
(1978) Un matrimonio
(1977) Tre donne
(1976) Buffalo Bill e gli indiani: ovvero la lezione di storia di Toro Seduto
(1974) Gang
(1972) Images
(1971) I compari
(1962) Combat! (Serie tv)
(1957) Maverick (Serie tv)
(1957) The Delinquents
(1951) Corn's-A-Poppin'
(1948) Squadra mobile 61
(1947) Tre figli in gamba

domenica 27 novembre 2016

ROBERT ALTMAN DAY: I protagonisti


Dieci anni fa ci lasciava Robert Altman, ragazzo terribile di Hollywood. Anche se l'anniversario è caduto il 20 di questo mese, noi cineblogger ce ne freghiamo delle regole e lo celebriamo quando ci pare, ovvero oggi domenica 27/11. Altman avrebbe gradito di sicuro. Per omaggiare il grande regista, Director's cult ha scelto un instant classic come I protagonisti. 


Attenzione, ai fini dell'analisi cinematografica la recensione può contenere spoiler.





Titolo: I protagonisti
Titolo originale: The Player
USA, 1992
Cast: Tim Robbins, Greta Scacchi, Vincent D'Onofrio, Woophie Goldberg
Sceneggiatura: Michael Tolkin, da un suo romanzo
Regia: Robert Altman
Durata: 124'


Cara Hollywood, devi morire. Sembra dirci così Robert Altman ne il suo ormai classico I protagonisti. Ed questa è anche la minaccia non tanto velata rivolta al produttore di grido Griffin Mill ( Tim Robbins) da un misterioso stalker, che minaccia un colosso nella mecca del cinema, dove i suoi film finiscono sempre con l'happy ending, assicurando incassi da capogiro.
Griffin vuole scoprire chi è l'autore delle cartoline minatorie che minano la sua tranquillità, e scopre che il potenziale stalker è David Kahane (Vincent D'Onofrio), uno sceneggiatore che ha tentato di vendergli una sceneggiatura d'autore dove il lieto fine non è una sua prerogativa, finendo per essere scartata a priori da Mill. 
L'incontro tra i due finisce in tragedia, lo sceneggiatore muore durante una collutazione (sceneggiata come una rapina da uno spaventato Mill) e Griffin intreccia una relazione con la fidanzata di lui (Greta Scacchi), aspirante artista, continuando la sua vita artificiale nell'altrettanto finta Hollywood, dove il confine tra realtà e fantasia è molto sottile.
Robert Altman non è mai stato tenero nei confronti dell'industria cinematografica e l'industria ha ricambiato mettendogli spesso e volentieri i bastoni tra le ruote. 
In generale Altman fu un iconoclasta, non un hippie (pur essendo giovane di spirito, negli anni Settanta non era più un trentenne e viaggiava già verso la cinquantina), ma una persona poco incline a rispettare i dettami della società, mettendo al servizio della settima arte la sua voglia di trasgredire le regole e di irridere la società americana alla prima occasione.
Altman fu anche maestro nello sgretolare e le regole di Hollywood e i suoi classici, basti solo pensare a Il lungo addio e a come stravolse il mito di Marlowe, reso celebre da Humprey Bogart ne Il grande sonno (e prima di lui da Dick Powell ne L'ombra del passato), per creare un meraviglioso sconfitto con il volto disilluso di Elliot Gould (aprendo la strada a Polansky con Chinatown), usando la settima per deridere il governo americano e la sua folle guerra in Vietnam spacciandola per guerra di Corea (e quindi prenderla per i fondelli due volte) con quel gioiellino di M*A*S*H*; graffiando alla grande negli anni Settanta -  al punto da dare filo da torcere ai Movie Brats guidati da Spielberg e Lucas (che poi si vedrà come si faranno ammorbidire dall'industria facendo una fraccata di milioni) - pur essendo fuori tempo massimo per far parte della loro cerchia. 
Altman fu sempre un pesce fuor d'acqua a Hollywood, e il suo I protagonisti sembra essere un grido d'allarme per come la macchina dei sogni stia andando alla deriva, diventando una pura macchina di soldi. Altman con I protagonisti sembra rimpiangere il vecchio cinema della golden era - nei vari studios ci sono sempre poster incorniciati di classici come Laura di Otto Preminger, e la nostalgia per il cinema d'autore che hanno fatto la storia del cinema - Griffin incontra lo sceneggiatore durante la proiezione di Ladri di biciclette, e lo scrittore gli rinfaccia che il producer non è neanche questo mostro di cinefilia essendo arrivato praticamente alla fine del film - mentre i detective che seguono il caso (Whoopie Goldberg e Lyle Lowett) avevano visto Freaks, reso ancora fruibile al pubblico grazie ai cinema d'essai, quando il concetto di multiplex ancora non esisteva. 
Altman odia il cinema del (suo) presente e celebra la genialità del cinema del passato, come il cinema di Orson Welles - altra pecora nera dello star system - con la scena di apertura con un piano sequenza che sembra strizzare l'occhio al piano sequenza di apertura dello strepitoso L'infernale Quinlan. Quello è il vero cinema, quella era arte, quello sì che era rischiare in una produzione che poteva essere un trionfo o un fallimento. 
E invece ora (o meglio, negli anni Novanta, ma anche oggi  non è che la musica sia cambiata), i producer sembrano i 'super produttori mega galattici' che si preoccupano solo di fare profitti, criticando aspramente la metodologia di lavoro che non rispecchia più il vecchio sistema che garantiva qualità artistica con una buona etica lavorativa.
Per dimostrare in che modo il super mega produttore galattico Griffin Mill fa soldoni,  Altman mette alla berlina il glamour hollywoodiano svuotandone il significato, con feste dove puoi incontrare Marlee Matlin o Andie Mc Dowell, dove ai gala di premiazione l'elemento più esaltante è il solito buon gusto di Cher che si fa notare per il suo vestito rosso fiammante, o spettegolare al ristorante su Angelica Houston che pranza con insieme a John Cusack - il tutto rendendolo un po' triste, privo di quel glamour che solo un comune mortale può immaginare. Incontri gente-vai alle feste-fai affari-vai alle premiazioni-fai affari-vai al ristorante-fai affari. Bei vestiti, litri e litri di champagne, idromassaggio all'aria aperta sono a disposizione pur di vendere un film o di parlare di produrre un film. Purché si faccia un ottimo profitto.
E siccome Hollywood è grande, Altman ci mette una moltitudine di attori che prestano il loro volto anche solo per un fotogramma (ci trovi chiunque da Jeff Goldblum a Burt Reynolds, da James Coburn a Jack Lemmon), creando un mega puzzle fatto di persone che si incrociano per un istante. Memore della capacità di creare film a partire da Nashville, con quei 6 gradi separazione che li tengono uniti - e senza Altman, probabilmente Paul Thomas Anderson non avrebbe ricreato lo stesso intreccio in Magnolia - questa folla di star sembra avere un legame tra di loro perché fanno parte dello stesso mondo, dove ognuna è una pedina per rendere il prossimo film un nuovo trionfo al botteghino, ergo una montagna di soldi. 
E se non fai tanti soldi, tutto il potere che hai accumulato svanisce da un momento all'altro e producer come Bonnie (Chyntia Stevenson), un tempo fidanzata di Griffin, finisce per essere mollata non solo da lui, ma anche dallo studios che le da' il benservito (e paradossalmente Altman sembra anticipare la fine della casa di produzione Carolco che dalle stelle con Terminator II finirà alle stalle grazie alle disastrose produzioni di Corsari e Showgirls, facendole chiudere baracca e burattini).
E quando arriva il produttore inglese che cerca di portare una ventata di novità con un film dove non c'è lieto fine  in nome del realismo, ecco che la preview nel cinema di periferia ha floppato e tutto finisce a tarallucci e vino, perché la realtà è che lo spettatore vuole che la storia finisca bene, poco importa se è ridicola (efficace il cameo con Bruce Willis che fa la parodia di sé stesso facendo il verso a John McLane). Così come finisce in beffa l'indagine che dovrebbe inchiodare Griffin. Perché la realtà supera la fantasia, e la vita di Griffin è come un film - il film che ripercorre il suo fatale incontro con lo sceneggiatore David che gli viene proposto come un grande copione da comprare - dove ad attenderlo c'è l'happy ending con la villa circondata da rose e la sua compagna in dolce attesa, al punto da dire frasi che sembrano uscite dagli stessi film che produce.
Perché questa è Hollywood e solo nella fabbrica dei sogni la fantasia supera la realtà.

Voto: 7/8

Celebrano Altman: 


mercoledì 23 novembre 2016

100% PURE GLAMOUR - Happy Birthady Mr. President - Marilyn's Dress




...Happy Birthday Mr. President, 
Happy Birthday to you 

Thank's Mr. President 
For all the things you've done 
The battles you've won...

Cantava così la splendida Marilyn Monroe nel maggio del 1962 per il compleanno di John Fitzgerald Kennedy.
 Marilyn era ancora giovane e bella, ma già stava percorrendo il suo viale del tramonto che l'avrebbe portata via dal mondo dorato di Hollywood quel fatidico 5 agosto dello stesso anno.
Fino all'ultimo è riuscita ad entrare nell'immaginario collettivo con quei vestiti eleganti e provocanti per l'epoca, facendo di lei una bomba sexy, anche la bomba aveva un cervello altrettanto da urlo.
In occasione dei festeggiamenti del 45esimo compleanno del presidente Kennedy, Marilyn fu invitata per augurargli buon compleanno, cantanto per lui al Madison Square Garden. 
Marilyn indossò un meraviglioso abito creato dal costumista Jean Louis (che di sensualità femminile se ne intendeva, diventando famoso per aver vestito di raso nero la bellissima Rita Hayworth in Gilda, dotandola di quei guanti fino ai gomiti che sfilava con seducente malizia).
L'abito lungo color carne era ricoperto di strass cuciti con il motivo a rosetta - un motivo stilistico che ricorda per l'appunto una rosa e si riprende anche per le decorazione delle ceramiche - con un pazzesco effetto nude, o meglio,un effetto 'skin and beads' (pelle e perline), da sembrare quasi cucito addosso alla meravigliosa Marilyn. L'effetto degli strass fu così luminoso, da farle sembrare una stella caduta sulla Terra, venuta appositamente per cantare.L'abito non risparmiava niente all'immaginazione ed è dotato di una profonda scollatura che lasciava la schiena scoperta.
Rumours dicono che l'abito fosse così attillato e aderente che Marilyn fu impossibilitata a insossare la biancheria intima (anche se il corpetto ha comunque un sostegno per il seno che non viene esposto all'effetto nude- vedo/non vedo), al punto da pensare che Marilyn stessa avesse espresso il desiderio di volere quella stoffa cucita direttamente su di lei, come se fosse una seconda pelle.
Leggende metropolitane a parte, questo è il vestito con la quale si è congedata al suo pubblico, immortalando il suo fascino per sempre.
Recentemente l'abito è stato battuto all'asta per la cifra record di 4,5 milioni di euro dal proprietario di Ripley's Believe it or Not (che è anche presente a Londra a Piccadilly Circus) e verrà esposto in varie mostre in America. E pensare che l'attrice all'epoca lo pagò 'solo' 2,500 dollari.



martedì 22 novembre 2016

RECENSIONE: Animali notturni




Titolo: Animali notturni,
Titolo originale: Nocturnal Animals
Id.
Cast: Amy Adams, Jake Gyllenhaal, Michael Shannon, Aaron Taylor-Johnson, Isla Fisher
Sceneggiatura: Tom Ford
Regia: Tom Ford
Durata: 116' 

Ci sono registi che usano l'estetica in senso di pura arte come fondamenta del proprio cinema. Basti pensare a Peter Greenaway e alla sua visione pittorica con il suo meraviglioso Il cuoco, il ladro, sua moglie e l'amante, dove una bellissima Helen Mirren era vestita tono-su-tono con l'ambientazione quasi da diventare parte dell'arredamento e che cambiava colore a seconda dell'ambientazione (lo hanno anche gli Smashing Pumkings, che hanno omaggiato il film con il videoclip di Ava Adore), arrivando a creare alla fine del film una composizione culinaria che affascinava e faceva venire l'inquietudine allo stesso tempo. 
Un po' come fa Tom Ford, che apre il suo secondo film, Animali notturni, con una sequenza fatta di corpi nudi, corpi generosi e non proprio voluttuosi da stravolgere l'innocente nudità dei quadri di Botero - donne formose e non più toniche che si agitano in danze in slow motion, con sguardi ammiccanti da incutere disagio, esprimendo  una sessualità aggressiva da farti sentire un guardone in un peep show - per poi scopire che si tratta di materiale artistico, o meglio dell'ultima mostra della gallerista di grido Susan Morrow (Amy Adams).
Nulla è come sembra, perché Susan è bella, è ricca, ma è insoddisfatta della propria vita professionale e personale, con quel matrimonio ormai stantìo con un marito troppo indaffarato (Armie Hammer) al lavoro e con l'amante per prestarle attenzione.
Susan è infelice perché è finita per vivere quella vita alto borghese predetta dalla madre venti anni prima - e che lei ha tentato di evitare con tutte le sue forze - nonostante fosse consapevole del suo cinismo da renderla artista mancata e fintamente bohemienne. Cinismo che le ha negato la possibilità di apprezzare la sensibilità di Edward (Jake Gyllenhaal), finendo per disprezzare tale qualità come ha fatto su madre.
Il torpore della solitudine e della 'plasticosità' della sua vita quotidiana vengono scossi da un burrascoso salto nel passato, quando al lavoro le viene recapitato un romanzo, Animali notturni, scritto dal suo ex marito che è riuscito a terminare il suo primo romanzo. Leggendolo, Susan rimarrà sconvolta, facendole pensare alla sua vita e agli errori che ha commesso 20 anni prima.
Anche questa volta Tom Ford prende del materiale già esistente, come aveva fatto per il suo folgorante debutto con A Single Man e questa volta decide di ricreare su pellicola Tony & Susan di Austin Wright, prendendo delle libertà creative e mettendoci comunque molto di suo, pur mantendo intatta la struttura principale del libro.
Nelle mani di Tom Ford Susan si trasforma da insegnante di inglese a una gallerista d'arte, professione scelta a hoc da Ford per creare la sua estetica come 'tessuto connettivo' fatto di glamour ed eleganza, ma capace di rivelarsi anche freddo e vacuo, come un' assolata Los Angeles fatta di palme, opulenza e party ultra chic, ma fatta anche di profonda solitudine ed alienazione,matrimoni di facciata che nascondono l'omosessualità a favore di un machismo ostentato (machismo al limite del maschilismo che ha ostentato Tom Ford per la presentazione del suo primo profumo - Black Orchid). 
Nei personaggi cinematografici c'è un po' di Tom Ford.
In che senso Susan è Tom? Susan è una gallerista d'arte moderna che ha tutto nella vita: bellezza, fama, una casa lussuosa e un marito bellissimo e ha uno stile favoloso, con quel trucco fatto di smokey eyes e labbra rosse da renderla glaciale e inarrivabile. Eppure non è felice. Così come non lo è stato Ford, stilista di grido che aveva fatto resuscitare la maison Gucci come un'Araba Fenice negli anni Novanta e re Mida capace di trasformare marchi di moda in fallimento in miniere d'oro, così come il brand che porta il suo nome, diventato famoso fin da subito. Eppure Ford ha vissuto momenti di insoddisfazione (e depressione) che gli ha fatto lasciare tutto, che solo il cinema riesce a curare.
Ford è anche Tony. Tony vive finisce in una Texas ostile, ostilità di una società chiusa che Ford ha percepito da bambino in Texas, e in Santa Fé da adolescente, visione che estremizza rappresentando il Texas dotato di un hummus dove la bellezza delle dune deserte nasconono la bruttezza di persone allo sbando che attuano violenza gratuita solo per il gusto di farlo, dove le leggi vengono interpretate e dove nessuno e nemmeno lo seriffo (Michael Shannon) ha più niente da perdere.
Ford è anche Edward. Edward vuole scrivere, ma trova lo scetticismo di Susan che non lo supporta abbastanza - scetticismo che lo spettatore cinefilo ha nutrito almeno una volta di fronte a questo stilista che si è improvvisato regista. E come Susan, alla fine ne rimaniamo esterrefatti dal risultato e dal talento mostrato.
Le assonanze finiscono qui, ma questi sono elementi sufficienti per considerare Tom Ford un autore che ha brillantemente superato la 'prova del nove' con questa opera seconda, dove il regista texano usa la settima arte per creare un proprio mondo dove l'estetica è funzionale alla narrazione, come se volesse dare vita a romanzi che l'hanno folgorato, proprio come succede a Susan quando legge il manoscritto di Edward.
Ford riesce a creare un thriller teso e violento pur non mostrando violenza fisica: la violenza è nell'aria la si percepisce e la si immagina nella sua crudezza (come aveva fatto Mary Harron in American Psycho, lasciando i ricchi dettagli di Brett Easton Ellis fuori campo) fatta da tre balordi ai danni della famiglia di Tony. Da bravo esteta qual è crea tre piani narrativi che combaciano alla perfezione - Susan - Tony - Susan/Laura ed Edward, facendoli incastrare perfettamente tra di loro, come una matrioska che una volta aperta svela un sottile gioco fatto di vendetta, una vendetta contro i sentimenti feriti, colpe da espiare, una vendetta gridata nel romanzo, ma anche nel quadro che Susan scopre nella galleria, che le rammenta il gioco fatto di crudeltà perpetrato anni prima, e ora le torna indietro come un boomerang.
Tre piani narrativi che si intersecano alla perfezione dove la storia romanzata di Laura (Isla Fisher) e Tony, finiti in balia degli eventi che sfociano nel dramma si infiltrano nelle paure di Susan nel presente, facendo risvegliare quel senso di colpa di un passato fatto di scelte sbagliate che l'ha trasformata nella borghese snob che tanto odiava in sua madre (Laura Linney).
La vendetta è mezzo di espiazione per Tony, che supera i confini della legge per dimostrare a sé stesso di sapersi far valere, così come la vendetta è un piatto che va consumato freddo per Edward che riesce a farsi valere su Susan, con quel finale bellissimo, che subisce  pur rimanendo impeccabile ed elegante, con  quel vestito verde che si intona alla perfezione con i suoi capelli rossi e con il resto dell'ambiente, esattamente come ne Il cuoco, il ladro sua moglie e l'amante, dove l'estetica è parte integrante se non essenziale.
Animali notturni è la conferma che Tom Ford fa ottimi film perché si vede che ama quello che fa, dimostrando di avere un background culturale non indifferente e una visione artistica della vita non comune.
Perché Tom Ford non è solo un fashion designer che fa collezioni di abiti e makeup da urlo, ma è anche una persona che una precisa visione dell'estetica, tale da rendere la vita (cinematografica) un'opera d'arte.

Voto: 8,5


giovedì 17 novembre 2016

SPOT REVIEW: Tous - Tender Stories No.5



Titolo: Tous - Tender Stories No. 5
Testimonial: Gwyneth Paltrow
Regia: Victor Carrey
Durata: 2' 15''

Kate (Gwyneth Paltrow) è una insegnante di violino che fa colazione sempre nello stesso bar alla stessa ora. Abitudine che prende anche Peter, ma vuoi il caso, vuoi il destino, paradossalmente i due non si sono mai incontrati anche se sono nello stesso locale, anche perché lei si mette in un angolino per soli 10 minuti per poi correre a casa e ricevere i suoi studenti. Peter rimane di più, assorto nelle letture del suo quotidiano, per poi andare in ufficio. 
Kate e Peter sembrano fatti l'una per l'altra. Entrambi ordinano la stessa colazione, entrambi hanno due cani (il cane di lei si chiama Robin, il cane di lui si chiama Hood).
Kate indossa solo un modello di scarpe che sono state fatte dal trisavolo di Peter, e sul polso ha tatuato un verso di una canzone che Peter adora. 
Se lei veste di blu, Peter sceglie inconsapevolmente di indossare il blu. E quando lei indossa il suo gioiello Tous, Peter indossa il suo orologio preferito. Se solo si incontrassero! Un giorno però Kate perde il suo orecchino Tous, che arriva dritto dritto al tavolo di Peter. Finalmente incrociano i loro sguardi ed è amore a prima vista!
Tender Stories è uno spot/cortometraggio per il web che sembra una piccola e deliziosa commedia francese. Lo scopo del progetto è non solo di pubblicizzare i gioielli Tous, fini e delicati, ma di trasmettere la delicatezza dello stile in piccole storie dove la tenerezza trionfa. 
Il destino è il nucleo di questo corto, dove la quotidianità fatta di piccole cose  (come sedersi 10 minuti per sorseggiare un caffé e godersi i raggi del sole che entrano da una finestra) sono parti integranti di due anime che sono destinate a incrociarsi. Tutti (si spera) hanno un'anima gemella e a volte è dietro l'angolo senza nemmeno accorgersene. Proprio come Kate e Peter che sono fatti l'una per l'altra, che vivono in simbiosi senza saperlo. 
Gwyneth Paltrow sperimenta il mondo delle web serie con le Tender Stories, dei corti che pubblicizzano il marchio di gioielleria Tous. In passato lo aveva fatto anche la BMW con protagonista Clive Owen, dove recitava il ruolo di 'the driven', arrivando anche a cimentarsi con una corsa con il Diavolo, interpretato da Gary Oldman.
Gwyneth si tiene lontana dalle diavolerie e preferisce l'eleganza e la tenerezza di una storia.
Gwyneth Parltrow aveva già partecipato al quarto corto per la collezione primaverile, e ora è la testimonial della nuova collezione autunno/inverno del marchio francese. Paltrow non smentisce il suo allure ed è sempre una perfetta icona di stile. La sua eleganza si sposa alla perfezione con le intenzioni del marchio, che vuole ricercare la raffinatezza nei dettagli, nelle cose poco ostentate, centrando l'obiettivo con la tenerezza di Tender Stories.