giovedì 29 dicembre 2016

BEST SCENES EVER

Sopravvissuti alle abbuffate natalizie, ecco che gli appesantiti cineblogger smaltiscono pandoro e panettone con un day leggero leggero, dedicato alla top 10 delle scene preferite di un film. La scelta dei film è stata ardua e molti film sono 'caduti sul campo', ma per semplificarmi le cose ho messo una cronologia delle best scenes dagli anni Venti a oggi.



The Lodger (1927) - Il bacio tra Daisy e il pensionante

The Lodger è il primo film di Alfred Hitchcock del cosidetto 'periodo inglese' e tra le varie scene che insinuano il dubbio nello spettatore che fanno del pensionante un possibile killer di ragazze bionde - devo ammettere che la scena del bacio è la mia preferita. Romanticherie a parte, la teoria 'Hitchcock gira le scene d'amore come se fossero scene trhiller e viceversa' è vera: il pensionante interpretato dalla star del cinema muto Ivor Novello rivela il suo amore alla giovane Daisy (dal minuto 6'51'') , ma sembra quasi che voglia ucciderla: il modo in cui la guarda, le mani che tolgono il cappello, il modo in cui le accarezza i capelli e come l'avvicina a sé, sembra quasi che voglia darle un bacio di addio prima di ucciderla (con un primissimo piano di Novello/pensionante che si avvicina al volto di Daisy - simile inquadratura che farà fare a Sean Connery in Marnie 40 anni doppo)  - mentre al piano di sotto i genitori di lei si angosciano; per poi sciogliersi in una scena tenera e romantica, anche se l'ombra del serial killer grava sul pensionante. Ma è veramente così? Dovete scoprirlo guardando il film! 


Bringing Up Baby (1938) - I vestiti strappati
Susan è una forza della natura e una gran pasticciona, e con la sua esuberanza porterà scompiglio nella vita placida e ordinata del paleontologo Cary Grant. Ma anche tanti momenti imbarazzanti, come una festa chic che finisce con i due che si strappano i vestiti a vicenda, e lei rimane in mutande! Lui cerca di coprire 'le vergogne' con il suo cappello, mentre lei lo allontana. Una volta che si accorge di essere desnuda, Susan tenta una ingloriosa uscita, salvata dal suo imbranato cavaliere. Tempi comici sublimi, in pieno stile slapstick (intatti il film di Howard Hawks è una icona della slapstick comedy) regalando altre esilaranti scene (la bistecca per 'Baby', la scena in cui Susan cerca di corrompere la guardia per uscire di galera), ma questa del party è assolutamente perfetta per i suoi tempi comici precisi come un orologio svizzero.


Quarto potere (1941) - Charles Foster Kane distrugge la stanza di Susan
Quarto potere è un manuale di regia, ma la scena in cui Charles Foster Kane viene lasciato dalla seconda moglie e scarica la sua rabbia distruggendole  la stanza è la migliore perché oltre alla tecnica, racchiude anche un forte valore emotivo. Il magnate della stampa viene rappresentato un uomo solo, circondato da oggetti nella sua casa mausoleo che non hanno valore, se non il ricordo di una infanzia felice negata. Con le lacrime agli occhi, osservato dalla folla di maggiordomi e cameriere, Charles Foster Kane lascia la stanza. Questa scena è la mia preferita per la sua forte emotività che mi colpì molto quando ero una ragazzina, facendomi scoprire e amare il cinema di Orson Welles. 


 

Come le foglie al vento (1956) - L'amoralità di Marylee
Douglas Sirk fu il maestro del melò, e il suo film più famoso è Lo specchio della vita. Il suo gioiellino però è Come le foglie al vento, dramma ambientato nel Texas dove il magnate del petrolio preferisce il figlioccio al vero figlio (Robert Stack), che non solo deve contendersi la stima del padre, ma anche l'amore della bella Lauren Bacall/Lucy. A mettere zizzania ci pensa Marylee (Dorothy Malone, premiata con l'Oscar per questo ruolo), donna dissoluta che cerca di sedurre Rock Hudson anche se lui ha solo occhi per la Lucy. La scena più bella riguarda proprio Marylee, che danza sfrenata nella stanza, senza accorgersi che il padre sta avendo un attacco di cuore mentre sale le scale. Messa così sembra una scena patetica, ma Sirk riesce a mettere pathos, tensione e ovviamente melodramma usando il montaggio alternato, con i bonghi del disco che sembrano quasi a rappresentare i battiti del cuore impazziti che porteranno il padre verso la tragedia.



La ragazza con la pistola (1968) - Rapimento è!
In realtà la scelta è stata ardua tra questa scena e quella del sogno 'fetusa e bottana sei' dove lei mancò la mira cercando di salvare il suo onore diventando una bottana sotto gli occhi di tutti - ma ogni volta che vedo la comare che apre la finestra urlando 'Assunta, scappate, rapimento è! , e Assunta Patané che si attacca alla cugina chiattona (vero target delle mire amorose di Maccaluso Vi(n)cenzo), a sua volta attaccata al palo per non essere presa, c'è da spanciarsi dal ridere. Non pago, Monicelli carica la scena di un certo 'girl power', dove le donne del paese cercano di salvare la sventurata prossima al disonore con tanto di macchina da cucire lanciata dalla finestra e mazzate alla sgangherata gang di rapitori improvvisati - che si ritrovano con la portiera della macchina staccata dalla signora di turno come ultimo disperato tentativo di salvataggio. La scena è una perfetta satira sociale della cosiddetta 'fuìtina' con successivo matrimonio riparatore per salvare l'onore della sventurata di turno, esagerando con la comicità per mascherare una feroce satira contro alcuni usi e costumi in voga all'epoca.




Harold & Maude (1971) - Mi uccido nel giardino, ma è solo uno scherzo eh!
Ho scoperto Harold & Maude grazie a Tutti pazzi per Mary, dove Mary afferma che questo indie movie degli anni Settanta è il suo film preferito. Harold ama inscenare finti suicidi e andare ai funerali dove incontrerà l'ottuagenaria Maude, instaurando una relazione che farà scoprire la gioia di vivere al perennemente depresso Harold. Tra i vari suicidi, il migliore è quello in cui si da' fuoco in giardino, in modo da scoraggiare la papabile fidanzata che sua madre cerca di appioppargli in ogni modo. Mission accomplished, sottolineata anche dallo sguardo in macchina che Harold fa allo spettatore, con tanto di ghigno accennato, ma bastardo al punto giusto,




Beetlejuice (1989) - Day-O (Banana Boat)
Ho sempre adorato questo film di Tim Burton e quando ero piccola la mia scena preferita era la scena della cena, con Harry Belafonte che canta Day - O (ma capivo eeeo isedeeo ahahah), dove la coppietta di fantasmi interpretati da Alec Baldwin e Geena Davis fanno agitare le chiappe dei fanatici di spiritismo facendoli cantare e ballare (bellissima la coreografia!) come degli idioti, mentre la darkettona Lydia (la mitica Winona Ryder) se la ride di gusto.


Pulp Fiction (1994) - The Bonnie Situation
Quando è Bonnie a fare la spesa, compra solo delle cagate. E niente, nonostante ogni scena di Pulp Fiction sia la 'best scenes ever', la migliore  è quella in cui Tarantino si cuce addosso delle battute al vetriolo ('vedi per caso scritto deposito di 'ne°ri morti???') puntando tutto sul dialogo, arrivando a battere 'Il cammino dell'uomo timorato - Ezechiele 25:17'. La scena è praticamente statica, ma questa è una spettacolare intro che Tarantino scrive per noi (e per sé stesso, facendoci capire quanto è dannatamente bravo nel scrivere le sceneggiature), ma soprattutto per introdurre il mitico personaggio di Mr. Wolf - colui che risolve i problemi - arrivando a picchi di comicità quando Jules (pardon, è Vincent Vega!) concerà l'asciugamano in un maxi assorbente. 



Lost in Traslation  (2002) - Le parole che non sapremo mai
Due anime solitarie si trovano nella caotica Tokyo per poi perdersi nuovamente, Nella folla però ci si può ritrovare, per potersi dire addio, dicendosi qualcosa che noi non sapremo mai, ma che è la cosa più importante per loro. Un modo per lasciarsi sapendo che non si incontreranno mai più, parole preziose che devono essere dette,  perché a volte le cose non dette sono quelle che lasciano rimpianti. Ma non le sapremo mai. Così finisce Lost in Traslation di Sofia Coppola, e poco importa se rimarrà un mistero ciò che sussurra Bill Murray a Scarlett Johansson facendola sorridere, è un finale perfetto così com'è. E mi piace proprio per questo. In giro ci sono articoli che svelano le famose parole, ma perché rovinare la magia di questa scena? E' splenida così com'è. 



Whiplash (2015) - Not quite my tempo
Il ritmo è importante, e anche se sei uno studente al primo anno, devi stare al suo tempo. Altrimenti volano le sedie. Questa è la scena che meglio racchiude il metodo di insegnamento del professor Fletcher (uno strepitoso J. K. Simmons), che fa capire al giovane Andrew che dovrà patire le pene dell'inferno pur di raggiungere la perfezione, perché Non esistono in qualsiasi lingua del mondo due parole più pericolose di "bel lavoro"!


Hanno partecipato al Day:

Bollalmanacco

SOLARIS

Mari's Red Room

Non c'è paragone

A fish-flavoured apple

mercoledì 28 dicembre 2016

GOODBYE: Addio a Carrie Fisher



Che anno tremendo questo 2016. Non solo Dio ci fa la beffa di prendersi George Michael a Natale (ora Last Christmas suonerà tipo Sad Christmas), ma ha deciso di prendersi anche Carrie Fisher. Per dindirindina signor D. aveva solo 60 anni.
Sì, la principessa Leia (Leila per gli amici italiani) ruolo che la fece diventare una icona, personaggio che diventò quasi la sua seconda pelle.
Però lei non amava quel ruolo, e ora tutti la ricordano per essere stata la principessa (e poi generale Organa), e chissà che bel rosario di imprecazioni dall'alto dei cieli che starà recitando dopo aver appreso che tutti i fan del mondo stanno  postando la sua foto come principessa Leia per darle un ultimo saluto. Ma è giusto così, è stata amata e idolatrata per questo ruolo, i fan la vogliono ricordare nei panni della principessa perché è veramente tosta e cool, come dargli torto?
Però Carrie Fisher era altro. 
Carrie Fisher era Lorna, l'amante di Warren Beatty/George in Shampoo, la sua prima apparizione. La principessa Leia doveva ancora  arrivare, ma lei già bucava lo schermo.
E' stata anche una sposa abbandonata da uno dei fratelli Blue ne i Blues Brothers e non l'aveva presa tanto bene, tanto da organizzare machiavellici piani per eliminare Jolie Jack e pure il quasi cognato Elwood.
E' stata Marie,  la migliore amica di Sally Albright in Harry ti presento Sally, che aveva una lista di amanti da far sembrare Samantha Jones una santarellina, mettendo però la testa a posto grazie a un blind date.
Era anche April in Hannah e le sue sorelle, dove è socia in affari con Holly, una delle sorelle Hannah, e cerca di sfondare nel teatro, cantando The Way You Look Tonight durante l'ennesimo provino.
E' stata anche la moglie di Tom Hanks/Ray ne L'erba del vicino, una moglie un po' scettica, che non crede al marito, fissato con i vicini di casa forse pazzi criminali. 
Carrie Fisher però sapeva anche scrivere. 
Meryl Streep è la sua perfetta alter ego nella trasposizione cinematografica di Cartoline dall'inferno, dove racconta il suo passato doloroso fatto di alcool, droga e depressione. Perché se noi la ricordiamo come una principessa forte come l'acciaio, in realtà lei era fragile e con un rapporto madre-figlia conflittuale, appesantito dal fatto che la madre è Debbie Reynolds, famosa star di Hollywood degli anni Sessanta. Carrie nacque praticamente sotto i riflettori di Hollywood, mecca dorata che cercò di schiacciarla più volte, ma lei si creò uno scudo usando la penna come arma affilata, arrivando al picco più alto con Whisful Drinking - diventata anche una piece teatrale da lei stessa interpretata.
Carrie Fisher è stata un'Araba Fenice, risorta dalle sue stesse ceneri. Che forse si materializzeranno nuovamente tra qualche anno, anche perché il generale Organa non ha terminato la sua missione.



giovedì 15 dicembre 2016

FILMOGRAFIA: Halle Berry




NOME: Halle Berry
DATA DI NASCITA: 14/08/1966
LUOGO DI NASCITA: Cleveland, Ohio, Stati
PROFESSIONE: Attrice




ATTRICE:

(2016) Kevin Hart: What Now? - Se stessa
(2014) X-Men - Giorni di un futuro passato - Ororo Munroe/Storm
(2013) Comic movie - Emily
(2013) The Call - Jordan Turner
(2012) Cloud Atlas - Native Woman, Jocasta Ayrs, Luisa Rey, Indian Party Guest, Ovid, Meronym
(2010) Frankie and Alice - Frankie Murdoch
(2007) Noi due sconosciuti - Audrey Burke
(2007) Perfect stranger - Ro
(2006) X Men: conflitto finale - Storm/Ororo Munroe
(2005) Foxy Brown - Foxy Brown
(2005) Robots - Cappy (voce)
(2004) Catwoman - Patience Price/Catwoman
(2003) Gothika - Miranda Grey
(2003) X-Men 2 - Storm/Ororo Munroe
(2002) Die another day - Jinx
(2001) Monster's ball - Leticia Musgrove
(2001) Codice: Swordfish - Ginger
(2000) X-Men - Orono Munroe/Storm
(1999) Introducing Dorothy Dandridge (film tv) - Dorothy Dandridge
(1998) Why Do Fools Fall In Love - Zola Taylor
(1998) Bulworth - Il senatore - Nina
(1998) The Wedding (mini serie) - Shelby Coles
(1997) B.A.P.S. - Nisi
(1996) La moglie di un uomo ricco - Josie Potenza
(1996) Girl 6 - sesso in linea - Se stessa
(1996) In corsa verso il sole - Miss Sandra Beecher
(1996) Decisione critica - Jean
(1995) Solomon & Sheba (film tv) - Nikhaule/Queen Sheba
(1995) Lontano da Isaiah - Khaila Richards
(1994) The Flintstones - Sharon Stones
(1993) Famiglia in fuga - Kathleen Mercer
(1993) The Program - Autumn Haley
(1993) CB4 - Se stessa
(1993) Queen (serie tv) - Queen
(1992) Il principe delle donne - Angela Lewis
(1991) L'ultimo boyscout - Missione sopravvivere - Cory
(1991) Jungle Fever - Vivian
(1991-92) Knots Landing (serie tv) - Debbie Porter
(1989) Living Dolls (serie tv) - Emily Franklin

mercoledì 7 dicembre 2016

RECENSIONE: Chi-Raq





Titolo: Chi-Raq
Id; USA 2015
Cast: Nick Cannon, Teyonah Parris, Angela Bassett, Wesley Snypes, John Cusack.
Sceneggiatura: Spike Lee.
Regia: Spike Lee.
Durata: 127'


Vogliamo la libertà, vogliamo il potere di determinare il destino della nostra comunità nera.
Questo era il primo punto del '10 point plan' redatto da Hey P. Lewis, fondatore del Black Panther Party.
In difesa dell'autodifesa era il cavallo di battaglia delle Pantere nere, uno slogan che arrogava il diritto degli afroamericani di poter girare armati in modo da potersi difendere dal poliziotto bianco e con il grilletto facile.
In difesa dell'autodifesa è un po' il motto di tutti gli americani, che vogliono sentirsi protetti e vogliono avere il diritto di possedere un'arma da fuoco, anche di mettersela sotto al cuscino per fare sonni tranquilli.
Ma che succede quando si eccede nella difesa - sia personale che di 'territorio' - arrivando a un far west, se non a un vero e proprio campo di battaglia, facendo diventare Chicago una zona di guerra - la città natale di Barack Obama - dove la comunità nera ha deciso di vivere in una costante battaglia combattuta a suon di pallottole?
L'America con la industria florida delle armi da fuoco è rea di aver provocato la morte di 2,349 americani in Afghanistan dal 2001 a oggi, aggiungendo 4,441 americani morti in Iraq -  che sono 'noccioline' se sono paragonate con 7,356 americani morti a Chicago negli ultimi 15 anni. 
Dati allarmanti che sembrano essere usciti da uno speciale della CNN o dal seguito di Bowling at Columbine di Micheal Moore, ma in realtà questi dati ce li fornisce il film Chi-Raq, l'ultima invettiva di Spike Lee, che collabora per la prima volta con Amazon Prime, l'antagonista di Netflix.

This is an emergency, This is an emergency

Police sirens, everyday
People dyin', everyday
Mamas cryin', everyday
Fathers tryin', everyday
Tryin' to get my head straight
This the city of Chi-Raq, get your bed made
See death around the corner, boy I dodge him like I owe 'em
I don't talk if I don't know 'em
Niggas plottin' niggas on me...

...Please pray for my city
Too much hate in my city

Too many heartaches in my city
But I got faith in my city
This Chi-Raq and I love that
You can't take it away from my city
Some can't relate to my city
They die everyday in my city...
...And y'all mad cause I don't call it Chicago
But I don't live in no fuckin' Chicago, boy I live in Chi-Raq
Chi-Raq, Chi-Raq, Chi-Raq
Boy I live in Chi-Raq
Schermo nero e le parole che rimbalzano sullo schermo ti danno il primo schiaffo di una realtà quotidiana dove la gente vorrebbe solo alzarsi, andare a scuola, al lavoro, pagare le bollette e magari ritornare a casa intero senza una pallottola vagante che ti trapassa il corpo, strappandoti la vita in un istante - da un fratello afroamericano che uccide un altro fratello afroamericano -  In uno scenario di guerra dove le sirene della polizia suonano ogni giorno, dove la gente muore ogni giorno e le madri piangono e pregano ogni giorno affiché questo strazio finisca.
Chicago non è più Chicago, ma un paese vittima di un perpetuo conflitto come in Iraq. Chicago è diventata una zona di guerra, Chicago è diventata Chi-Raq.
Parole dure che colpiscono al cuore cantate dal rapper del momento, Demetrius 'Chi-Raq' Dupré (Nick Cannon) durante un suo concerto che finisce con una sparatoria. Ordinaria amministrazione. Ma è ora di dire basta alla violenza.
Spike Lee è ancora incazzato e si vede. Spike si incazza e non ne può più, vuole la tregua, vuole la pace. E per averla, scomoda Aristofane e la sua Lisistatra - colei che scioglie gli eserciti - trasformandola in  una 'hip - hopera', dove la prosa teatrale viene sostituita con lo slang e le rime dell'hip-hop, la lirica dei rapper.
La storia viene presentata dal narratore Dolmedes (Samuel L. Jackson) che introduce la battaglia di Lysistrata (Teyonah Parris) per porre fine alla guerra tra gang dei Trojan capitanata appunto da Chi-Raq contro Cyclops (Wesley Snipes) degli Spartan  - un po' come gli Shark e i Jetts di West Side Story in salsa gangsta però - che si sparano a vicenda rivangando i fasti della cultura rap/hip hop e della guerra della West Coast Notorious B.I.G. e Tupack Shakur. 
Finché non ci va di mezzo l'ennesimo innocente, la piccola Patti, figlia di Irene (Jennifer Hudson) che voleva solo tornare a casa da scuola, e invece il suo corpo finisce sull'asfalto in una pozza di sangue.
La morte di Patti e un attentanto alla sua vita e a quella di Chi-Raq scuote  Lysistrata, che aiutata da Miss Helen (Angela Bassett) le fa capire che essere la pupa di Chi-Raq non ha valore, quando può essere paladina della pace capace di riportare l'ordine in 'tha fuckin' Chicago'. Ma come fare? 
A poco servono le parole dell'unico reverendo bianco del quartiere (John Cusack), che parla di giustizia, che denuncia un degrado educativo dove vige la mancanza dell'educazione scolastica  che porta a una brillante carriera in galera, perchè bisogna avere un progetto concreto. 
Lysistatra capisce che ci vuole un piano decisivo, una lotta che stravolge totalmente il concetto di 'fate l'amore e non la guerra'. E decide di fare totalmente l'opposto: no peace, no pussy (detto terra terra, niente pace, niente figa). 
E come la Lisistrata ateniese che prostrava i militari tenendoli a una condizione di celibato forzata, la Lysistrata di Lee comincia a formare il suo squadrone di donne incazzate cercando soprattutto l'alleanza della compagna di Cyclops, ponendo fine alle ostilità in nome della sorellanza e della fine dell'ignoranza. Perché così che si vive, ma è anche così che si muore (all to the bang bang, BANG- BANG) e bisogna preservare le generazioni future da questo clima di costante tensione e violenza, puntando invece sull'educazione e sulle opportunità migliori che la vita può dare a chiunque, anche agli abitanti di Chi-Raq, che ha la possibilità ritornare Chicago, città che comunque sa essere bella nella sua architettura e nei suoi simboli come Michael Jordan.
Il Black Power diventa così il Pussy Power che ha il suo point plan:
I will deny all right of access or entrance
 for every husband,lover or male acqueiatance
 who comes in my direction in erection...
... No peace, no pussy!!!
Il piano porterà all'astinenza forzata che porterà a negarsi a mariti, amanti e conoscenze occasionali lasciandoli in balia della propria disperazione (ed erezione), facendoli arrivare alla tregua e alla fine della violenza.
E come nella commedia di Aristofane, l'emarginazione e la sottomissione femminile viene combattuta proprio con la sua arma migliore, il sesso e il corpo femminile, che diventa un potere nelle mani di Lisistrata, così come nelle mani dell'eroina di Lee diventa la rivendicazione della donna ridotta al cliché 'tette e culo' che imperversa(va) nella cultura hip-hop soprattutto negli anni Novanta, dove la donna si limitava a essere la docile e consenziente pupa del gansta.
Ma per arrivare allo scopo, bisogna arrivare dritto al bersaglio, e cosa c'è di più effettivo che colpire il cuore dell'America, ovvero il suo corpo militare? Inizia così la scalata di questa novella Angela Davis in salsa Blaxploitation, che instaura una vera e propria compagine militare fatta però di pacifismo e cintura di castità, con tanto di piano Hot and Bothered: Lonsome Women +
                                                                               Slow Jaws=
                                                                               Strike Break
                                                                               Equals=
                                                                               Sex Y'all!
Se ti concedi, porrai fine allo sciopero, se invece otterrai l'ugualianza, ci sarà sesso per tutti! Quindi bisogna opporre resistenza e bisogna colpire al cuore dell'America: l'istituzione militare.
Lysistrata colpisce e affonda, beffeggiando il generale King Kong (John Patrick Kelley) denigrandolo in tutta la sua frenesia che fa di lui un esaltato allupato, arrivando a far tremare il sindaco (bianco) della città (D.B. Sweeney), che finisce a sua volta viene sedotto e sbeffeggiato dalla moglie -  come Mirrina fa con Cinesia su ordine di Lisistatra per colpire al cuore degll'esercito.
Lysistrata sferra un attacco anche al governo, colpevole di essere cieco di fronte a tanta violenza e a tanto degrado, puntando sulla gentrificazione delle aree dimenticandosi però della sua gente, dimenticandosi degli afroamericani.
La battaglia di Lisystrata si protrae per quasi 4 mesi, arrivando anche in Giappone, Grecia, Brasile e altri posti del mondo, dove lo slogan No peace, no pussy è un grido di battaglia per porre fine a ogni tipo di violenza, contro la diseguaglianza dei sessi.
Chi-Raq resiste la battaglia, nonostante i suoi amici sono rimasti paralizzati, o finiti senza un rene dopo l'ennesima sparatoria, per poi cedere di fronte al murales dei ragazzi uccisi, giovani ritratti nel giorno del diploma, giovani che avevano un futuro, che come caduti in guerra non avranno un domani, ma che hanno solo potuto lasciare di sé solo una pozza di sangue sull'asfalto da ripulire con una spugna insaponata, e un cadavere da riconoscere all'obitorio.
E rispettando la commedia di Aristofane fino in fondo, si arriva allo scontro finale tra Chi-Raq e Lisystrata e alla sospirata tregua, con un progetto di speranza forse un po' utopistico, ma che secondo Spike l'incazzato potrebbe essere l'unico modo di salvare la nuova generazione dalla rassegnazione e da una vita fatta di droga, armi e galera.
Chi-Raq non è un film perfetto, perché Spike Lee è ambizioso come sempre, e cerca di portare il suo film su diversi livelli - una satira innanzitutto, ma anche un musical, un'opera teatrale, un dramma e una commedia, che purtroppo funzionano meglio da soli che nel loro complesso. 
Il problema di fondo del film è che vuole essere principlamente una satira, ma Lee non vuole rinunciare al suo aspro tono di denuncia sociale, mancando di totale equilibrio tra i generi, come se non volesse offendere nessuno della sua comunità che vive realmente il dramma delle gang, mentre non si risparmia nel mettere alla berlina la politica e il corpo militare statunitense, cercando di aggiustare il tiro con un finale edificante che vorrebbe essere un messaggio di speranza per la sua comunità.
Il punto di forza del film è ovviamente Lysistrata, che sembra riportare i fasti della mitica Coffy di Pam Grier un po' guerriera, un po' santa e un po' peccatrice. 
Il punto debole invece è Chi-Raq che sembra un Tupac risorto come un'Araba Fenice, con un passato tormentato che si tramuta nel suo presente fatto di stessi errori, che rimane stritolato da il suo ruolo di puro gangsta (anche se il cantante Nick Cannon da una prova attoriale notevole,così come il resto del cast - anche se John Cusack all'inzio sembra essere spaesato per poi riprendersi nella scena del sermone), così come un Wesley Snipes redivivo, ma macchiettistico -  come se volesse renderli deboli di fronte alla forza di Lisystrata, rendendoli invece solo dei personaggi inconsistenti.
Chi-Raq nonostante tutto, non è un film brutto. Anzi, preso a 'capitoli' distinti tra loto, riesce a colpire al cuore nei momenti drammatici (anche solo con la canzone iniziale - Pray 4 My City), riesce a far ridere nei momenti di farsa,  così come funziona nei momenti musical, d'altronde si parla di gansta rap culture, no?
Chi-Raq poteva essere una satira più corrosiva e irriverente e parecchio cattiva, ma riesce comunque a essre un sonoro e urlato 'vaffa' a una situazione sempre più intollerante, è un sogno di un'America non più schiava delle armi.
Sogno che rimarrà tale, perché con il nuovo presidente in arrivo, il diritto di autodifesa sarà più prepotente che mai.

Voto: 7

sabato 3 dicembre 2016

FILMOGRAFIA: Marco Bellocchio




NOME:
Marco Bellocchio
DATA DI NASCITA: 09/11/1939
LUOGO DI NASCITA: Piacenza, Italia
PROFESSIONE: Regista, Sceneggiatore, Attore





REGISTA:
(2016) Fai bei sogni
(2015) Sangue del mio sangue
(2015) Rigoletto a Mantova
(2012) Bella addormentata
(2010) Sorelle mai
(2009) Vincere
(2006) Sorelle
(2006) Il regista di matrimoni
(2003) Buongiorno notte
(2002) A un Millimetro dal Cuore
(2002) ... addio del passato... (film tv)
(2002) L'ora di religione - Il sorriso di mia madre
(2001) Un altro mondo è possibile
(1999) La balia
(1998) La religione della storia
(1997) Il princioe di Homburg
(1995) Sogni infranti
(1994) Il sogno della farfalla
(1990) La condanna
(1988) La visione del Sabba
(1986) Il diavolo in corpo
(1984) Enrico IV
(1982) Gli occhi, la bocca
(1980) Vacanze in Val Trebbia
(1979) Salto nel vuoto
(1978) La macchina cinema (film tv)
(1977) Il gabbiano (film tv)
(1976) Marcia trionfale
(1975) Matti da slegare
(1973) Sbatti il mostro in prima pagina
(1972) Nel nome del padre
(1969) Amore e rabbia
(1967) La Cina è vicina
(1965) La colpa e la pena
(1965) I pugni in tasca
(1962) Ginepro fatto uomo

SCENEGGIATORE:
(2003) Radio West
(2003) Buongiorno notte
(2002) ... addio del passato... (film tv)
(2002) L'ora di religione - Il sorriso di mia madre
(1999) La balia
(1997) Il princioe di Homburg
(1990) La condanna
(1988) La visione del Sabba
(1986) Il diavolo in corpo
(1984) Enrico IV
(1982) Gli occhi, la bocca
(1979) Salto nel vuoto
(1978) La macchina cinema (film tv)
(1977) Il gabbiano (film tv)
(1976) Marcia trionfale
(1971) Nel nome del padre
(1969) Amore e rabbia
(1967) La Cina è vicina
(1965) I pugni in tasca
(1962) Ginepro fatto uomo

PRODUTTORE:
(2003) Buongiorno notte
(2002) ... addio del passato... (film tv)
(2002) L'ora di religione - Il sorriso di mia madre

ATTORE:
(2013) Tutte le storie di Piera - Se stesso
(1975) Salò o le 120 giornate di Sodoma
(1973) Sbatti il mostro in prima pagina
(1966) Francesco d'Assisi

giovedì 1 dicembre 2016

IL CIRCOLO DI CUCITO: Cicogna in arrivo per Bradley Cooper?



Bradely Cooper diventerà papà. La star della trilogia di Hangover e American Sniper è insieme aIrina Shayk, modella di Victoria's Secret.
Alla sfilata di Parigi che si è svolta ieri, la modella russa più coperta del solito (Victoria's Secret è un famoso brand di biancheria intima), e rumours dicono che sarebbe alla fine del terzo mese di gravidanza.
Ex di Cristiano Ronaldo, la modella ha conosciuto Cooper l'anno scorso (si era appena lasciato con un'altra modella, Suki Wharehouse), e da allora sono coppia fissa.
Ma si sa, il mondo del gossip è sempre una sorpresa e i giornalisti che lavorano nel settore sono così romantici da affibiare gravidanze sospette appena vedono un pochino di pancia arrotondata (Jen, tu ne sai qualcosa, vero?), o sanno addirittura indovinare il sesso del nascituro ancor prima di una prima ecografia. Per ora i due non si sono sbilanciati, neanche con un no comment.
Pargolo o meno in arrivo, Bradley Cooper sta vivendo un periodo d'oro dal punto di vista amoroso ballerino e sembra aver trovato una stabilità affettiva con la modella russa (è stato sposato con l'attrice Jennifer Esposito nel 2006, ma il matrimonio è naufragato un anno dopo).
Anche dal punto di vista cinematografico non se la sta passando male, affermandosi anche nella produzione con il recente War Dogs, interpretato da Jonah Hill e Miles Teller.
Se la notizia è vera, la si saprà solo tra qualche mese, quando un trench non sarà più sufficiente per coprire un pancino sospetto.

martedì 29 novembre 2016

MUSIC VIDEO REVIEW: Chris Isaak - Baby I Did a Bad Bad Thing



Titolo: Baby I Did a Bad Bad Thing
Cantante: Chris Isaak.
Guest: Laetita Casta.
Regia: Herb Ritts.
Durata: 2'58 '' (uncensored version)


Io guardo te (Laetita Casta), tu guardi me (Chris Isaak). Io ti spio, sono un guardone, tu stai al mio gioco ballando per me, in biancheria nera sexy, e mi riprendi, spiandomi a tua volta. Solo che sei in TV, e io sto guardando un programma che sembra essere molto hot. Tu ti diverti nel vedere che a fatica riesco a resisterti.
Ti nascondi dietro una tenda, ti sfili le calze lentamente, e così faccio anche io, comincio a togliermi la camicia, ipnotizzato dalla tua danza erotica. Tu però vai oltre, aumentando la seduzione, chiamandomi senza dire una parola. Le tue labbra accarezzano la cornetta, io la prendo e sento la bellezza del tuo corpo. 
Cerco di toccarti e non ci riesco e questo mi fa letteralmente impazzire, sento la tua mano accarezzarmi, ma non vai oltre...Preferisci giocare con un ospite, la cosa mi fa bollire di rabbia e dalla frenesia.
Forse è meglio se raffreddo i bollenti spiriti lavandomi il viso con acqua fresca... Basta, non ce la faccio più! I giochi sono finiti!
Il fotografo delle super modelle Herb Ritts (ma anche di copertine di album come Debut di Bjork) lascia da parte l'allure minimalista per scatenarsi in un gioco di seduzione per la realizzazione di Baby I Did a Bad Bad Thing di Chris Isaak, che fa parte anche della colonna sonora di Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick.
Dopo il glamour della spiaggia hawaiiana di Wicked Game, realizzato in un elegante bianco e nero (così come aveva fatto per Cherish di Madonna). Ritts alza il tiro e crea un gioco sordido tra una coppia di amanti (che si incontrano all'inizio in ascensore), creando un 'peeping Tom' dove entrambi si spiano, bramandosi l'uno con l'altro. Entrambi usano il video: lui la guarda dalla TV, lei lo sta registrando, offrendogli un programma televisimo molto XXX rated, dove vige la regola del 'vedere ma non toccare', in nome del puro voyeurismo.
Memore del trasgressivo mondo della moda, Ritts non rinuncia all'erotismo, riuscendo a non scadere nella volgarità o peggio ancora in un porno da quattro soldi, mantenendo intatto il glamour e l'eleganza e gioca con le regole della moda per metterle al servizio dei videoclip. 
D'altrone lui è stato il maestro del glamour nell'era delle super modelle e per l'occasione ha scelto la bellissima Laetita Casta, che sul finire degli anni Novanta era la modella di punta del fashion system.
Per una volta Ritts abbandona il suo stile minimal chic  (fatto appunto di bianco e nero, o seppia a seconda delle esigenze) prediligendo toni del blu e del viola per la stanza di lui e rosso cardinalizio per la stanza di lei -  colori freddi e caldi che si mescolano grazie alla sapienza compositiva del fotografo. Ed è perfetta la location - un sordido motel per una sordida storia - che suggerisce un menàge a trois per riaccendere una passione svanita, che solo con fantasie proibite si può scatenare nuovamente. Ma si sa, il gioco è bello quando dura poco, così il terzo incomodo esce e lui entra, buttandole addosso la camicia per coprirsi e togliendole la parrucca. Peccato, perché lei si stava divertendo parecchio a farlo penare. La giusta punizione per aver fatto una cosa molto cattiva.



lunedì 28 novembre 2016

FILMOGRAFIA: Robert Altman




NOME:
Robert Altman
DATA DI NASCITA: 20/02/1925 
DATA DI MORTE: 20/11/2006
LUOGO DI NASCITA: Kansas City, Missouri, USA
PROFESSIONE: Regista, Produttore, Sceneggiatore





REGISTA:

(2006) Radio America
(2003) The Company
(2002) Voltage
(2001) Gosford Park
(2000) Il dottor T e le donne
(1999) La fortuna di Cookie
(1998) Conflitto di interessi
(1997) Gun (Serie tv)
(1996) Jazz '34
(1996) Kansas City
(1994) Prêt-à-Porter
(1993) America oggi
(1992) McTeague (Film tv)
(1992) I protagonisti
(1990) Vincent & Theo
(1988) Tanner '88 (Miniserie tv)
(1988) The Caine Mutiny Court-Martial
(1987) Aria
(1987) Basements (Film tv)
(1987) Terapia di gruppo
(1987) The Dumb Waiter
(1985) Follia d'amore
(1985) Non giocate con il cactus
(1985) The Laundromat (Tv)
(1984) Secret Honor
(1983) Streamers
(1982) Jimmy Dean, Jimmy Dean
(1982) Two by South (Film tv)
(1980) Popeye - Braccio di ferro
(1979) H.E.A.L.T.H.
(1979) Una coppia perfetta
(1979) Quintet
(1978) Un matrimonio
(1977) Tre donne
(1976) Buffalo Bill e gli indiani: ovvero la lezione di storia di Toro Seduto
(1975) Nashville
(1974) California poker
(1974) Gang
(1973) Il lungo addio
(1972) Images
(1971) I compari
(1970) Anche gli uccelli uccidono
(1970) Mash
(1969) Quel freddo giorno nel parco
(1968) Conto alla rovescia
(1965) The Katherine Reed Story
(1965) Pot au feu
(1965) The Long, Hot Summer (Serie tv)
(1964) Nightmare in Chicago (Film tv)
(1963) Kraft Suspense Theatre (Serie tv)
(1962) Combat! (Serie tv)
(1962) The Gallant Men (Serie tv)
(1961) Bus Stop (Serie tv)
(1960) Route 66 (Serie tv)
(1960) Surfside 6 (Serie tv)
(1959) Troubleshooters (Serie tv)
(1959) United States Marshal
(1959) Hawaiian Eye (Serie tv)
(1959) Bonanza (Serie tv)
(1958) Lawman (Serie tv)
(1958) U.S. Marshal (Serie tv)
(1958) Westinghouse Desilu Playhouse (Serie tv)
(1958) Peter Gunn (Serie tv)
(1957) Whirlybirds (Serie tv)
(1957) Maverick (Serie tv)
(1957) Sugarfoot (Serie tv)
(1957) The James Dean Story
(1957) The Delinquents
(1956) Gale Storm Show (Serie tv)
(1955) The Perfect Crime
(1955) Alfred Hitchcock Presents (Serie tv)
(1955) The Millionaire (Serie tv)
(1954) Better Football (Corto)
(1954) The Builders (Corto)
(1953) The Last Mile (Corto)
(1952) King Basketball (Corto)
(1951) Modern Football (Corto)

PRODUTTORE:

(2003) The Company - Produttore
(2001) Gosford Park - Produttore
(2000) Roads and Bridges - Produttore esecutivo
(2000) Il dottor T e le donne - Produttore
(2000) Trixie - Produttore
(1999) La fortuna di Cookie - Produttore
(1998) Liv - Produttore
(1997) Afterglow - Produttore
(1997) Gun (Serie tv) - Produttore esecutivo
(1996) Jazz '34 - Produttore
(1996) Kansas City - Produttore
(1994) Prêt-à-Porter - Produttore
(1994) Mrs. Parker e il circolo vizioso - Produttore
(1988) "Tanner '88 (Miniserie tv) - Produttore esecutivo
(1988) The Caine Mutiny Court-Martial - Produttore
(1985) Non giocate con il cactus - Produttore
(1984) Secret Honor - Produttore
(1983) Streamers - Produttore
(1979) H.E.A.L.T.H. - Produttore
(1979) Una coppia perfetta - Produttore
(1979) Quintet - Produttore
(1979) Rich Kids - Produttore esecutivo
(1978) Ricorda il mio nome - Produttore
(1978) Un matrimonio - Produttore
(1977) L'occhio privato - Produttore
(1977) Welcome to L.A. - Produttore
(1977) Tre donne - Produttore
(1976) Buffalo Bill e gli indiani: ovvero la lezione di storia di Toro Seduto - Produttore
(1975) Nashville - Produttore
(1974) California poker - Produttore
(1964) Nightmare in Chicago (Film tv) - Produttore
(1962) Combat! - Produttore
(1957) The James Dean Story - Produttore
(1957) The Delinquents - Produttore

SCENEGGIATORE:

(2001) Gosford Park
(1998) Conflitto di interessi
(1996) Kansas City
(1994) Prêt-à-Porter
(1993) America oggi
(1992) McTeague (Film tv)
(1987) Aria
(1987) Terapia di gruppo
(1979) H.E.A.L.T.H.
(1979) Una coppia perfetta
(1979) Quintet
(1978) Un matrimonio
(1977) Tre donne
(1976) Buffalo Bill e gli indiani: ovvero la lezione di storia di Toro Seduto
(1974) Gang
(1972) Images
(1971) I compari
(1962) Combat! (Serie tv)
(1957) Maverick (Serie tv)
(1957) The Delinquents
(1951) Corn's-A-Poppin'
(1948) Squadra mobile 61
(1947) Tre figli in gamba

domenica 27 novembre 2016

ROBERT ALTMAN DAY: I protagonisti


Dieci anni fa ci lasciava Robert Altman, ragazzo terribile di Hollywood. Anche se l'anniversario è caduto il 20 di questo mese, noi cineblogger ce ne freghiamo delle regole e lo celebriamo quando ci pare, ovvero oggi domenica 27/11. Altman avrebbe gradito di sicuro. Per omaggiare il grande regista, Director's cult ha scelto un instant classic come I protagonisti. 


Attenzione, ai fini dell'analisi cinematografica la recensione può contenere spoiler.





Titolo: I protagonisti
Titolo originale: The Player
USA, 1992
Cast: Tim Robbins, Greta Scacchi, Vincent D'Onofrio, Woophie Goldberg
Sceneggiatura: Michael Tolkin, da un suo romanzo
Regia: Robert Altman
Durata: 124'


Cara Hollywood, devi morire. Sembra dirci così Robert Altman ne il suo ormai classico I protagonisti. Ed questa è anche la minaccia non tanto velata rivolta al produttore di grido Griffin Mill ( Tim Robbins) da un misterioso stalker, che minaccia un colosso nella mecca del cinema, dove i suoi film finiscono sempre con l'happy ending, assicurando incassi da capogiro.
Griffin vuole scoprire chi è l'autore delle cartoline minatorie che minano la sua tranquillità, e scopre che il potenziale stalker è David Kahane (Vincent D'Onofrio), uno sceneggiatore che ha tentato di vendergli una sceneggiatura d'autore dove il lieto fine non è una sua prerogativa, finendo per essere scartata a priori da Mill. 
L'incontro tra i due finisce in tragedia, lo sceneggiatore muore durante una collutazione (sceneggiata come una rapina da uno spaventato Mill) e Griffin intreccia una relazione con la fidanzata di lui (Greta Scacchi), aspirante artista, continuando la sua vita artificiale nell'altrettanto finta Hollywood, dove il confine tra realtà e fantasia è molto sottile.
Robert Altman non è mai stato tenero nei confronti dell'industria cinematografica e l'industria ha ricambiato mettendogli spesso e volentieri i bastoni tra le ruote. 
In generale Altman fu un iconoclasta, non un hippie (pur essendo giovane di spirito, negli anni Settanta non era più un trentenne e viaggiava già verso la cinquantina), ma una persona poco incline a rispettare i dettami della società, mettendo al servizio della settima arte la sua voglia di trasgredire le regole e di irridere la società americana alla prima occasione.
Altman fu anche maestro nello sgretolare e le regole di Hollywood e i suoi classici, basti solo pensare a Il lungo addio e a come stravolse il mito di Marlowe, reso celebre da Humprey Bogart ne Il grande sonno (e prima di lui da Dick Powell ne L'ombra del passato), per creare un meraviglioso sconfitto con il volto disilluso di Elliot Gould (aprendo la strada a Polansky con Chinatown), usando la settima per deridere il governo americano e la sua folle guerra in Vietnam spacciandola per guerra di Corea (e quindi prenderla per i fondelli due volte) con quel gioiellino di M*A*S*H*; graffiando alla grande negli anni Settanta -  al punto da dare filo da torcere ai Movie Brats guidati da Spielberg e Lucas (che poi si vedrà come si faranno ammorbidire dall'industria facendo una fraccata di milioni) - pur essendo fuori tempo massimo per far parte della loro cerchia. 
Altman fu sempre un pesce fuor d'acqua a Hollywood, e il suo I protagonisti sembra essere un grido d'allarme per come la macchina dei sogni stia andando alla deriva, diventando una pura macchina di soldi. Altman con I protagonisti sembra rimpiangere il vecchio cinema della golden era - nei vari studios ci sono sempre poster incorniciati di classici come Laura di Otto Preminger, e la nostalgia per il cinema d'autore che hanno fatto la storia del cinema - Griffin incontra lo sceneggiatore durante la proiezione di Ladri di biciclette, e lo scrittore gli rinfaccia che il producer non è neanche questo mostro di cinefilia essendo arrivato praticamente alla fine del film - mentre i detective che seguono il caso (Whoopie Goldberg e Lyle Lowett) avevano visto Freaks, reso ancora fruibile al pubblico grazie ai cinema d'essai, quando il concetto di multiplex ancora non esisteva. 
Altman odia il cinema del (suo) presente e celebra la genialità del cinema del passato, come il cinema di Orson Welles - altra pecora nera dello star system - con la scena di apertura con un piano sequenza che sembra strizzare l'occhio al piano sequenza di apertura dello strepitoso L'infernale Quinlan. Quello è il vero cinema, quella era arte, quello sì che era rischiare in una produzione che poteva essere un trionfo o un fallimento. 
E invece ora (o meglio, negli anni Novanta, ma anche oggi  non è che la musica sia cambiata), i producer sembrano i 'super produttori mega galattici' che si preoccupano solo di fare profitti, criticando aspramente la metodologia di lavoro che non rispecchia più il vecchio sistema che garantiva qualità artistica con una buona etica lavorativa.
Per dimostrare in che modo il super mega produttore galattico Griffin Mill fa soldoni,  Altman mette alla berlina il glamour hollywoodiano svuotandone il significato, con feste dove puoi incontrare Marlee Matlin o Andie Mc Dowell, dove ai gala di premiazione l'elemento più esaltante è il solito buon gusto di Cher che si fa notare per il suo vestito rosso fiammante, o spettegolare al ristorante su Angelica Houston che pranza con insieme a John Cusack - il tutto rendendolo un po' triste, privo di quel glamour che solo un comune mortale può immaginare. Incontri gente-vai alle feste-fai affari-vai alle premiazioni-fai affari-vai al ristorante-fai affari. Bei vestiti, litri e litri di champagne, idromassaggio all'aria aperta sono a disposizione pur di vendere un film o di parlare di produrre un film. Purché si faccia un ottimo profitto.
E siccome Hollywood è grande, Altman ci mette una moltitudine di attori che prestano il loro volto anche solo per un fotogramma (ci trovi chiunque da Jeff Goldblum a Burt Reynolds, da James Coburn a Jack Lemmon), creando un mega puzzle fatto di persone che si incrociano per un istante. Memore della capacità di creare film a partire da Nashville, con quei 6 gradi separazione che li tengono uniti - e senza Altman, probabilmente Paul Thomas Anderson non avrebbe ricreato lo stesso intreccio in Magnolia - questa folla di star sembra avere un legame tra di loro perché fanno parte dello stesso mondo, dove ognuna è una pedina per rendere il prossimo film un nuovo trionfo al botteghino, ergo una montagna di soldi. 
E se non fai tanti soldi, tutto il potere che hai accumulato svanisce da un momento all'altro e producer come Bonnie (Chyntia Stevenson), un tempo fidanzata di Griffin, finisce per essere mollata non solo da lui, ma anche dallo studios che le da' il benservito (e paradossalmente Altman sembra anticipare la fine della casa di produzione Carolco che dalle stelle con Terminator II finirà alle stalle grazie alle disastrose produzioni di Corsari e Showgirls, facendole chiudere baracca e burattini).
E quando arriva il produttore inglese che cerca di portare una ventata di novità con un film dove non c'è lieto fine  in nome del realismo, ecco che la preview nel cinema di periferia ha floppato e tutto finisce a tarallucci e vino, perché la realtà è che lo spettatore vuole che la storia finisca bene, poco importa se è ridicola (efficace il cameo con Bruce Willis che fa la parodia di sé stesso facendo il verso a John McLane). Così come finisce in beffa l'indagine che dovrebbe inchiodare Griffin. Perché la realtà supera la fantasia, e la vita di Griffin è come un film - il film che ripercorre il suo fatale incontro con lo sceneggiatore David che gli viene proposto come un grande copione da comprare - dove ad attenderlo c'è l'happy ending con la villa circondata da rose e la sua compagna in dolce attesa, al punto da dire frasi che sembrano uscite dagli stessi film che produce.
Perché questa è Hollywood e solo nella fabbrica dei sogni la fantasia supera la realtà.

Voto: 7/8

Celebrano Altman: 


mercoledì 23 novembre 2016

100% PURE GLAMOUR - Happy Birthady Mr. President - Marilyn's Dress




...Happy Birthday Mr. President, 
Happy Birthday to you 

Thank's Mr. President 
For all the things you've done 
The battles you've won...

Cantava così la splendida Marilyn Monroe nel maggio del 1962 per il compleanno di John Fitzgerald Kennedy.
 Marilyn era ancora giovane e bella, ma già stava percorrendo il suo viale del tramonto che l'avrebbe portata via dal mondo dorato di Hollywood quel fatidico 5 agosto dello stesso anno.
Fino all'ultimo è riuscita ad entrare nell'immaginario collettivo con quei vestiti eleganti e provocanti per l'epoca, facendo di lei una bomba sexy, anche la bomba aveva un cervello altrettanto da urlo.
In occasione dei festeggiamenti del 45esimo compleanno del presidente Kennedy, Marilyn fu invitata per augurargli buon compleanno, cantanto per lui al Madison Square Garden. 
Marilyn indossò un meraviglioso abito creato dal costumista Jean Louis (che di sensualità femminile se ne intendeva, diventando famoso per aver vestito di raso nero la bellissima Rita Hayworth in Gilda, dotandola di quei guanti fino ai gomiti che sfilava con seducente malizia).
L'abito lungo color carne era ricoperto di strass cuciti con il motivo a rosetta - un motivo stilistico che ricorda per l'appunto una rosa e si riprende anche per le decorazione delle ceramiche - con un pazzesco effetto nude, o meglio,un effetto 'skin and beads' (pelle e perline), da sembrare quasi cucito addosso alla meravigliosa Marilyn. L'effetto degli strass fu così luminoso, da farle sembrare una stella caduta sulla Terra, venuta appositamente per cantare.L'abito non risparmiava niente all'immaginazione ed è dotato di una profonda scollatura che lasciava la schiena scoperta.
Rumours dicono che l'abito fosse così attillato e aderente che Marilyn fu impossibilitata a insossare la biancheria intima (anche se il corpetto ha comunque un sostegno per il seno che non viene esposto all'effetto nude- vedo/non vedo), al punto da pensare che Marilyn stessa avesse espresso il desiderio di volere quella stoffa cucita direttamente su di lei, come se fosse una seconda pelle.
Leggende metropolitane a parte, questo è il vestito con la quale si è congedata al suo pubblico, immortalando il suo fascino per sempre.
Recentemente l'abito è stato battuto all'asta per la cifra record di 4,5 milioni di euro dal proprietario di Ripley's Believe it or Not (che è anche presente a Londra a Piccadilly Circus) e verrà esposto in varie mostre in America. E pensare che l'attrice all'epoca lo pagò 'solo' 2,500 dollari.



martedì 22 novembre 2016

RECENSIONE: Animali notturni




Titolo: Animali notturni,
Titolo originale: Nocturnal Animals
Id.
Cast: Amy Adams, Jake Gyllenhaal, Michael Shannon, Aaron Taylor-Johnson, Isla Fisher
Sceneggiatura: Tom Ford
Regia: Tom Ford
Durata: 116' 

Ci sono registi che usano l'estetica in senso di pura arte come fondamenta del proprio cinema. Basti pensare a Peter Greenaway e alla sua visione pittorica con il suo meraviglioso Il cuoco, il ladro, sua moglie e l'amante, dove una bellissima Helen Mirren era vestita tono-su-tono con l'ambientazione quasi da diventare parte dell'arredamento e che cambiava colore a seconda dell'ambientazione (lo hanno anche gli Smashing Pumkings, che hanno omaggiato il film con il videoclip di Ava Adore), arrivando a creare alla fine del film una composizione culinaria che affascinava e faceva venire l'inquietudine allo stesso tempo. 
Un po' come fa Tom Ford, che apre il suo secondo film, Animali notturni, con una sequenza fatta di corpi nudi, corpi generosi e non proprio voluttuosi da stravolgere l'innocente nudità dei quadri di Botero - donne formose e non più toniche che si agitano in danze in slow motion, con sguardi ammiccanti da incutere disagio, esprimendo  una sessualità aggressiva da farti sentire un guardone in un peep show - per poi scopire che si tratta di materiale artistico, o meglio dell'ultima mostra della gallerista di grido Susan Morrow (Amy Adams).
Nulla è come sembra, perché Susan è bella, è ricca, ma è insoddisfatta della propria vita professionale e personale, con quel matrimonio ormai stantìo con un marito troppo indaffarato (Armie Hammer) al lavoro e con l'amante per prestarle attenzione.
Susan è infelice perché è finita per vivere quella vita alto borghese predetta dalla madre venti anni prima - e che lei ha tentato di evitare con tutte le sue forze - nonostante fosse consapevole del suo cinismo da renderla artista mancata e fintamente bohemienne. Cinismo che le ha negato la possibilità di apprezzare la sensibilità di Edward (Jake Gyllenhaal), finendo per disprezzare tale qualità come ha fatto su madre.
Il torpore della solitudine e della 'plasticosità' della sua vita quotidiana vengono scossi da un burrascoso salto nel passato, quando al lavoro le viene recapitato un romanzo, Animali notturni, scritto dal suo ex marito che è riuscito a terminare il suo primo romanzo. Leggendolo, Susan rimarrà sconvolta, facendole pensare alla sua vita e agli errori che ha commesso 20 anni prima.
Anche questa volta Tom Ford prende del materiale già esistente, come aveva fatto per il suo folgorante debutto con A Single Man e questa volta decide di ricreare su pellicola Tony & Susan di Austin Wright, prendendo delle libertà creative e mettendoci comunque molto di suo, pur mantendo intatta la struttura principale del libro.
Nelle mani di Tom Ford Susan si trasforma da insegnante di inglese a una gallerista d'arte, professione scelta a hoc da Ford per creare la sua estetica come 'tessuto connettivo' fatto di glamour ed eleganza, ma capace di rivelarsi anche freddo e vacuo, come un' assolata Los Angeles fatta di palme, opulenza e party ultra chic, ma fatta anche di profonda solitudine ed alienazione,matrimoni di facciata che nascondono l'omosessualità a favore di un machismo ostentato (machismo al limite del maschilismo che ha ostentato Tom Ford per la presentazione del suo primo profumo - Black Orchid). 
Nei personaggi cinematografici c'è un po' di Tom Ford.
In che senso Susan è Tom? Susan è una gallerista d'arte moderna che ha tutto nella vita: bellezza, fama, una casa lussuosa e un marito bellissimo e ha uno stile favoloso, con quel trucco fatto di smokey eyes e labbra rosse da renderla glaciale e inarrivabile. Eppure non è felice. Così come non lo è stato Ford, stilista di grido che aveva fatto resuscitare la maison Gucci come un'Araba Fenice negli anni Novanta e re Mida capace di trasformare marchi di moda in fallimento in miniere d'oro, così come il brand che porta il suo nome, diventato famoso fin da subito. Eppure Ford ha vissuto momenti di insoddisfazione (e depressione) che gli ha fatto lasciare tutto, che solo il cinema riesce a curare.
Ford è anche Tony. Tony vive finisce in una Texas ostile, ostilità di una società chiusa che Ford ha percepito da bambino in Texas, e in Santa Fé da adolescente, visione che estremizza rappresentando il Texas dotato di un hummus dove la bellezza delle dune deserte nasconono la bruttezza di persone allo sbando che attuano violenza gratuita solo per il gusto di farlo, dove le leggi vengono interpretate e dove nessuno e nemmeno lo seriffo (Michael Shannon) ha più niente da perdere.
Ford è anche Edward. Edward vuole scrivere, ma trova lo scetticismo di Susan che non lo supporta abbastanza - scetticismo che lo spettatore cinefilo ha nutrito almeno una volta di fronte a questo stilista che si è improvvisato regista. E come Susan, alla fine ne rimaniamo esterrefatti dal risultato e dal talento mostrato.
Le assonanze finiscono qui, ma questi sono elementi sufficienti per considerare Tom Ford un autore che ha brillantemente superato la 'prova del nove' con questa opera seconda, dove il regista texano usa la settima arte per creare un proprio mondo dove l'estetica è funzionale alla narrazione, come se volesse dare vita a romanzi che l'hanno folgorato, proprio come succede a Susan quando legge il manoscritto di Edward.
Ford riesce a creare un thriller teso e violento pur non mostrando violenza fisica: la violenza è nell'aria la si percepisce e la si immagina nella sua crudezza (come aveva fatto Mary Harron in American Psycho, lasciando i ricchi dettagli di Brett Easton Ellis fuori campo) fatta da tre balordi ai danni della famiglia di Tony. Da bravo esteta qual è crea tre piani narrativi che combaciano alla perfezione - Susan - Tony - Susan/Laura ed Edward, facendoli incastrare perfettamente tra di loro, come una matrioska che una volta aperta svela un sottile gioco fatto di vendetta, una vendetta contro i sentimenti feriti, colpe da espiare, una vendetta gridata nel romanzo, ma anche nel quadro che Susan scopre nella galleria, che le rammenta il gioco fatto di crudeltà perpetrato anni prima, e ora le torna indietro come un boomerang.
Tre piani narrativi che si intersecano alla perfezione dove la storia romanzata di Laura (Isla Fisher) e Tony, finiti in balia degli eventi che sfociano nel dramma si infiltrano nelle paure di Susan nel presente, facendo risvegliare quel senso di colpa di un passato fatto di scelte sbagliate che l'ha trasformata nella borghese snob che tanto odiava in sua madre (Laura Linney).
La vendetta è mezzo di espiazione per Tony, che supera i confini della legge per dimostrare a sé stesso di sapersi far valere, così come la vendetta è un piatto che va consumato freddo per Edward che riesce a farsi valere su Susan, con quel finale bellissimo, che subisce  pur rimanendo impeccabile ed elegante, con  quel vestito verde che si intona alla perfezione con i suoi capelli rossi e con il resto dell'ambiente, esattamente come ne Il cuoco, il ladro sua moglie e l'amante, dove l'estetica è parte integrante se non essenziale.
Animali notturni è la conferma che Tom Ford fa ottimi film perché si vede che ama quello che fa, dimostrando di avere un background culturale non indifferente e una visione artistica della vita non comune.
Perché Tom Ford non è solo un fashion designer che fa collezioni di abiti e makeup da urlo, ma è anche una persona che una precisa visione dell'estetica, tale da rendere la vita (cinematografica) un'opera d'arte.

Voto: 8,5


giovedì 17 novembre 2016

SPOT REVIEW: Tous - Tender Stories No.5



Titolo: Tous - Tender Stories No. 5
Testimonial: Gwyneth Paltrow
Regia: Victor Carrey
Durata: 2' 15''

Kate (Gwyneth Paltrow) è una insegnante di violino che fa colazione sempre nello stesso bar alla stessa ora. Abitudine che prende anche Peter, ma vuoi il caso, vuoi il destino, paradossalmente i due non si sono mai incontrati anche se sono nello stesso locale, anche perché lei si mette in un angolino per soli 10 minuti per poi correre a casa e ricevere i suoi studenti. Peter rimane di più, assorto nelle letture del suo quotidiano, per poi andare in ufficio. 
Kate e Peter sembrano fatti l'una per l'altra. Entrambi ordinano la stessa colazione, entrambi hanno due cani (il cane di lei si chiama Robin, il cane di lui si chiama Hood).
Kate indossa solo un modello di scarpe che sono state fatte dal trisavolo di Peter, e sul polso ha tatuato un verso di una canzone che Peter adora. 
Se lei veste di blu, Peter sceglie inconsapevolmente di indossare il blu. E quando lei indossa il suo gioiello Tous, Peter indossa il suo orologio preferito. Se solo si incontrassero! Un giorno però Kate perde il suo orecchino Tous, che arriva dritto dritto al tavolo di Peter. Finalmente incrociano i loro sguardi ed è amore a prima vista!
Tender Stories è uno spot/cortometraggio per il web che sembra una piccola e deliziosa commedia francese. Lo scopo del progetto è non solo di pubblicizzare i gioielli Tous, fini e delicati, ma di trasmettere la delicatezza dello stile in piccole storie dove la tenerezza trionfa. 
Il destino è il nucleo di questo corto, dove la quotidianità fatta di piccole cose  (come sedersi 10 minuti per sorseggiare un caffé e godersi i raggi del sole che entrano da una finestra) sono parti integranti di due anime che sono destinate a incrociarsi. Tutti (si spera) hanno un'anima gemella e a volte è dietro l'angolo senza nemmeno accorgersene. Proprio come Kate e Peter che sono fatti l'una per l'altra, che vivono in simbiosi senza saperlo. 
Gwyneth Paltrow sperimenta il mondo delle web serie con le Tender Stories, dei corti che pubblicizzano il marchio di gioielleria Tous. In passato lo aveva fatto anche la BMW con protagonista Clive Owen, dove recitava il ruolo di 'the driven', arrivando anche a cimentarsi con una corsa con il Diavolo, interpretato da Gary Oldman.
Gwyneth si tiene lontana dalle diavolerie e preferisce l'eleganza e la tenerezza di una storia.
Gwyneth Parltrow aveva già partecipato al quarto corto per la collezione primaverile, e ora è la testimonial della nuova collezione autunno/inverno del marchio francese. Paltrow non smentisce il suo allure ed è sempre una perfetta icona di stile. La sua eleganza si sposa alla perfezione con le intenzioni del marchio, che vuole ricercare la raffinatezza nei dettagli, nelle cose poco ostentate, centrando l'obiettivo con la tenerezza di Tender Stories.

lunedì 14 novembre 2016

RECENSIONE: Knight of Cups



Titolo: Knight of Cups
id. USA, 2015
Cast: Christian Bale, Cate Blanchette, Natalie Portman, Wes Bentley.
Sceneggiatura: Terrence Malick
Regia: Terrence Malick
Durata: 118'


Se ci fosse uno stile poetico da attribuire all'estetica di Terence Malick sarebbe l'ermetismo.
Poche parole che hanno un significato da decifrare, poche parole che riescono a spiegare tante cose in poche righe.
Malick usa poche parole, lasciando il resto alle immagini, come fa per il suo nuovo film (e come sta facendo da molto tempo), con Kight of Cups.
La storia di Rick che è depresso e non sa come muoversi nella giungla hollywoodiana e nella giungla di sentimenti è così scarna da sembrare la storia della vacca Vittoria, muore la vacca e finisce la storia. A prima vista Knight of Cups è la rappresentazione del nulla cosmico: Rick è depresso e non è più felice della sua vita. Fine della storia.
In realtà oltre ai completi di Armani che il fascinoso Christian Bale indossa per tutto l'arco del film, c'è di più.
Dire genialità è una parola grossa al limite del ridicolo (e le parole che pesano nell'ermetismo vanno pesate e non buttate come macigni), ma Malick usa il vuoto per rappresentare il vuoto. Nel senso, usa il cliché della vita modiaiola-festaiola di mamma Hollywood per fare una dissertazione sulla pochezza dell'uomo moderno, dove il segreto della felicità consistenell'avere tutto, anche se in realtà non hai niente, solo la tua pochezza di essere umano.
Rick infatti ha tutto: ha un lavoro da sceneggiatore a Hollywood, ha vestiti alla moda (Armani, mica Primark), una casa arredata in mininal chic, ma così minimal al punto da deludere i ladri che non possono rubare nulla, feste che durano fino all'alba e amanti a volontà, praticamente tutto quello che un uomo di successo vorrebbe avere.
Rick in realtà non ha niente: ha una vita affettiva vuota, fatta di donne che passano per un attimo senza lasciare una traccia nella sua anima, così come ha una vita familiare difficile e piena di rancori, alla quale si aggiungono il fallimento di un matrimonio e di un'altra relazione che poteva essere duratura.
La sua anima è arida, e c'è solo posto per la depressione, che non gli fa godere il piacere di essere amato anche solo per un fugace momento, nemmeno di godere di quei privilegi che in pochi possono avere in un mondo dove il divario tra le classi sociali è sempre più evidente.
Scomodando Federico Fellini (nella speranza che il sommo non si ribalti nella tomba come temono i detrattori di Malick) - che in 8/12 inaugurava un nuovo cammino cinematografico dove sperimentava la psicologia di Jung per analizzare la frustrazione di un regista in crisi creativa che vive una vita tra la realtà e il flusso di coscienza costituito dalle sue molteplici amanti - Malick fa più o meno lo stesso, utilizzando l'uso della cartomanzia coniugata con il suo modo filosofico di vedere (e giudicare) la società opulenta che il microcosmo di Hollywood racchiude,
L'uso dei tarocchi a dire il vero è affascinante per come Malick riesce a usare la credenza popolare che carpire i segreti del destino: anche se in realtà siamo i fautori del proprio destino, ci sono delle forze invisibili che agiscono su di noi, modificando sensibilmente il corso degli eventi.
Destino che Rick distrugge, lasciandosi scivolare addosso tutto questo mondo favoloso  con donne che vorrebbero amarlo, facendosi sfuggire la possibilità di riconciliarsi con il padre e il fratello, e lui non riesce nemmeno a capirlo, cercando costantemente di trovare uno stimolo che scuota la sua apatia, cercando di capire dove ha fallito anche se il suo completo firmato e il suo lavoro dicono il contrario.
Rick il fante di coppe (rovesciato), vaga per feste-belle donne-feste-belle donne-feste-belle donne, ma non ne trae godimento, al punto da far sembrare questa 'routine' che molti sognano in pura noia.
Come se Malick vorrebbe dire l'ovvio 'cosa c'è di più vuoto di una vita fatta di pura vacuità, il puro nulla che la società odierna sta producendo, spacciandolo per necessario?'
La luna (una ragazza piena di vita che vuole divertirsi), l'impiccato (l'impossibilità di conciliarsi con la famiglia), l'eremita (specchiarsi nell'amoralità di un mondo finto), il giudizio (l'unica donna che ti ha capito fino in fondo), la torre (la serenità che può inforndere una breve relazione), la sacerdotessa (la decadenza di Hollywood), la morte (l'aver rovinato con una scelta sbagliata una storia d'amore importante) e la libertà (l'innocenza che può spingere a vedere oltre la vita fatta di finzione) sono le carte che il fante di coppe cerca di decifrare per capire cosa ha sbagliato nel passato, cercando di trovare una risposta per riprendere in mano le redini della propria vita.
Non tutto è perfetto in Knight of Cups, lodarlo e adorarlo fa sembrare di te un radical chic ante litteram, così come odiarlo fa sembrare che tu non capisca una mazza di cinema (anche se non è vero). La sua regia fatta di soggettive ormai è il suo marchio di fabbrica, e poco importa se arriva a farti venire il mal di mare (e che francamente ha un po' stufato), così come le voci over sono al limite della sopportazione, facendo considerare il suo stile una 'solita solfa', tale da rimpiangere The Tree of Life.
A questo tedio però si sorvola perché il filosofo Malick riesce a immergerti nella sua visione del mondo piano piano, facendoti 'digerire' il film poco alla volta. 
I suoi ultimi due film (compreso To the Wonder) sembrano fatti di tutto fumo e niente arrosto, e invece di 'ciccia' ce n'è. Eccome.
Perché Malick non fa 'fast food movie' che si mangiano in un solo boccone, il suo cinema va gustato lentamente, va pensato, rimuginato su, anche a costo di farti venire i rigurgiti con il suo stile di regia 'always on the run'.
I suoi film sono i suoi ragionamenti filosofici tradotti in immagini, dove la parola è scarna, non necessaria, ma valida e utile nella sua essenzialità, proprio come una poesia ermetica.
I film di Malick non sono per tutti. Neanche per i radical chic ante litteram
Sia chiaro, Malick non fa film né tanto meno 'seghe intellettuali' per una casta di persone super intelligenti che può andare a testare il suo QI al MENSA schifando il resto dell'umanità, ma non fa nemmeno cinema inteso come puro intrattenimento. 
Si ha l'impressione (o almeno, chi sta scrivendo non ha mai avuto un grande feeling con le materie filosofiche) che Malick, essendo di per sé un  fisolofo (ha studiato ad Harvard e aveva quasi terminato un master all'università di Oxford) vuole mettere in pratica i suoi studi - e il suo amato Heidegger - usando il cinema come traduzione in immagini della sua visione delle cose. 
La filosofia è un flusso di parole impressa nei trattati e nei libri, ma con il cinema, la 'filosofia secondo Malick' si fissa nelle immagini. che solo la settima arte può dare.
Il bello del suo cinema è che può anche non piacere. Perché comunque ti fa pensare (anche solo per esclamare 'questo film è una cagata pazzesca!'). Così come non bisogna dare per scontato che ogni suo film sia un capolavoro: non esiste la perfezione, d'altronde l'essere umano non lo è mai stato.
L'importante è che susciti un pensiero, una discussione, un modo di vedere le cose, un sentimento che sia fatto di noia o di entusiasmo.
In ogni caso Malick il filosofo ha centrato il suo obiettivo. 
Facendolo illuminare/d'immenso. 

Voto: 7/8

A.M.








giovedì 10 novembre 2016

FILMOGRAFIA: Robert Downey Jr.








NOME:
Robert Downey Jr.
DATA DI NASCITA: 04/04/1965
LUOGO DI NASCITA: New York, New York, Stati Uniti
PROFESSIONE: Attore, Sceneggiatore









ATTORE:

(2017) Spider-Man: Homecoming - Tony Stark/Iron Man
(2016) Sherlock Holmes 3 - Sherlock Holmes
(2016) Captain America: Civil War - Tony Stark/Iron Man
(2015) Avengers: Age of Ultron - Tony Stark/Iron Man
(2014) The Judge - Hank Palmer
(2014) Chef - La ricetta perfetta - Marvin
(2013) Iron Man 3 - Tony Stark/Iron Man
(2011) Sherlock Holmes - Gioco di ombre - Sherlock Holmes
(2012) The Avengers - Tony Stark/Iron Man
(2010) Parto col folle - Peter Highman
(2010) Iron Man 2 - Tony Stark/Iron Man
(2009) Sherlock Holmes - Sherlock Holmes
(2009) Il solista - Steve Lopez
(2008) Tropic Thunder - Speedman
(2008) Iron Man - Tony Stark/Iron Man
(2007) Charlie Bartlett - Preside Gardner
(2007) Zodiac - Paul Avery
(2006) Fur - Un ritratto immaginario di Diane Arbus - Lionel Sweeney
(2006) Guida per riconoscere i tuoi santi - Dito
(2006) Le regole del gioco - Lucky you -
(2006) A scanner darkly – Un oscuro scrutare - Barris
(2006) Shaggy Dog - Papà che abbaia... non morde - Marcus Kozak
(2005) Good night, and good luck - Joe Wershba
(2005) Kiss, Kiss, Bang, Bang - Harry Lockhart
(2005) Game 6 - Steven Schwimmer
(2004) Eros - Nick Penrose
(2003) Gothika - Pete Graham
(2003) Whatever we do - Bobby
(2003) The singing detective - Dan Dark
(2002) Lethargy - Terapista degli animali
(2000) Wonder Boys - Terry Crabtree
(2000-01) Ally McBeal - Larry Paul
(1999) Black and White - Terry Donager
(1999) Bowfinger - Jerry Renfro, Produttore
(1999) Friends & Lovers - Hans
(1998) In Dreams - Vivian Thompson
(1998) U.S. Marshals - Caccia senza tregua - John Royce
(1998) Conflitto di interessi - Clyde Pell
(1997) Hugo Pool - Franz Mazur
(1997) Two Girls and a Guy - Blake Allen
(1997) Complice la notte - Charlie
(1996) Danger Zone - Jim
(1995) Restoration, la tentazione - Robert Merivel
(1995) A casa per le vacanze - Thomas "Tommy" Larson
(1995) Riccardo III - Rivers
(1995) Mr. Willowby's Christmas Tree (Film Tv) - Mr. Willowby
(1994) Hail Caesar - Jerry
(1994) Only you - amore a prima vista - Peter Wright
(1994) Assassini nati - Wayne Gale
(1993) 4 fantasmi per un sogno - Thomas Reilly
(1993) The last party - Se stesso
(1993) America oggi - Bill Bush
(1992) Charlot - Charlie Chaplin
(1991) Too Much Sun - Reed Richmond
(1991) Bolle di sapone - David Seton Barnes
(1990) Air America - Billy Covington
(1989) That's Adequate - Albert Einstein
(1989) Verdetto finale - Roger Baron
(1989) Uno strano caso - Alex Finch
(1988) 1969: i giorni della rabbia - Ralph
(1988) La grande promessa - Leo Wiggins
(1988) Rented Lips - Wolf Dangler
(1987) Dear America - lettere dal Vietnam (Film Tv) - Voce
(1987) Al di là di tutti i limiti - Julian Wells
(1987) Ehi... ci stai? - Jack Jericho
(1986) America
(1986) A scuola con papà - Derek Lutz
(1985) Deadwait
(1985) La donna esplosiva - Ian
(1985) "Mussolini: The Untold Story" - Bruno Mussolini
(1985) Ultima occasione - Jimmy Parker
(1985-86) "Saturday Night Live" (Serie Tv) - Se stesso
(1984) Firstborn - Lee
(1983) Promesse, promesse - Stewart
(1980) Greaser's Palace - Non accreditato
(1970) Pound - Puppy